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domenica 9 maggio 2021

Salvini Non Smette di Dire Cavolate

Salvini Non Smette di Dire Cavolate


Lo chiamavano bocca di culo
Cagava parole, cagava parole
Lo chiamavano bocca di culo
Cagava parole sopra ogni cosa
Appena scese alla stazione
Nel paesino fuori Milano
Tutti si accorsero con uno sguardo
Che al posto del becco aveva l'ano
C'è chi il pagliaccio lo fa per noia 
Chi se lo sceglie per professione
Bocca di culo né l'uno né l'altro
Lui lo faceva per passione
Ma esser pagliacci spesso conduce
A soddisfare le proprie voglie
Senza indagare se il partorito
Sia solo aria oppur deiezione
E fu così che da un giorno all'altro
Bocca di culo si tirò addosso
L'ira funesta di Peppi Conte
A cui aveva scassato l'osso
Ma la comare dal pelo biondino
Che non brilla certo in iniziativa
Le contromisure fino a quel punto
Si limitavano alla difensiva
Si sa che la gente dà buoni consigli
Sentendosi come Matteo nel tempio
Si sa che la gente dà buoni consigli
Se non può più dare cattivo esempio
Così una vecchia mai stata moglie
Con foto profilo del capitone
Si prese la briga e di certo il gusto
Di dire  "Conte è un bel mascalzone"
E rivolgendosi a quelli più furbi
Li apostrofò con gli aggettivi giusti
"L'accordo del MES sarà punito"
Disse "dall'ordine costituito"
E quelli andarono da Bocca di culo
E dissero senza parafrasare
"Quel Beppe Conte ha già troppi consensi
Anche a livello internazionale"
Ed arrivarono quattro starnuti
Con gli sputacchi, con gli sputacchi
Ed arrivarono quattro starnuti
Con gli sputacchi e con i germi
Spesso i politici e chi va per le sagre
Al proprio dovere vengono meno
Ma non quando sono in alta uniforme
E indossano felpe anche un mese intero
Alla diretta c'erano tutti
Dal commissario a "baciamo la mano"
Alla diretta c'erano tutti
Con gli occhi rossi e la felpa in mano
A salutare chi per un poco
Pien di pretese, falso cortese 
A salutare chi per un poco
Portò il letame nel paese
C'era un cartello giallo
Con una scritta nera
Diceva "addio bocca di culo
Con te viene anche la caciottara"
Ma un avvenimento così originale
Non ha bisogno di alcun giornale
Come una diretta dall'iphone scocca
Vola veloce di bocca in bocca
E alla stazione successiva
Molti più insulti di quando partiva
Chi il dito medio, chi sputò in terra
Chi lo prese a calci per due ore
Persino il parroco che non disprezza
Fra una merenda e una diretta
Il bene effimero della moneta
Gli vuole fare il funerale
E con la Vergine in prima fila
E bocca di culo poco lontano
Si porta a spasso per il paese
L'uomo col labbro a forma d'ano. 

( Tommy Marzano, cantautore)





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lunedì 3 maggio 2021

I vertici Rai nominati quando Salvini era al governo


I vertici Rai nominati quando Salvini era al governo


Ormai ospite fisso di Barbara D’Urso, ieri Matteo Salvini ha parlato del caso Fedez e della censura della Rai. Come sempre, per dissociarsi: “I vertici attuali della Rai non li ho messi io. Fedez ha pubblicato una telefonata con una dirigente Rai, 
che era la portavoce di Veltroni. ”.

Salvini dice che lui non ha scelto i vertici della Rai. Ma non è vero
Quando parla di una dirigente Salvini si riferisce a Ilaria Capitani, che è stata portavoce di Walter Veltroni nel 2006 per poi tornare a Viale Mazzini e diventare caporedattrice del Tg2. Poi è stata promossa vicedirettrice di Raitre. Ma soprattutto, gli attuali vertici Rai, ovvero il presidente Marcello Foa e l’amministratore delegato Fabrizio Salini, sono 
stati nominati quando Salvini era al governo come ministro dell’Interno.

La Rai ha chiuso il 2020 con un risultato netto consolidato in pareggio e una posizione finanziaria negativa di 523,4 milioni. Ma il pareggio di bilancio è arrivato grazie alle società controllate (Raicom e Raicinema) e al rinvio delle Olimpiadi e degli Europei di calcio cancellati per il Covid, che diversamente avrebbero innescato – secondo molti – uno squilibrio pesante nei conti stimabile tra i 120/150 milioni. Il conto economico, stando alle indicazioni di previsione. 
prevede già un meno di 60milioni di euro circa (eventi sportivi a parte).

Intanto sul caso Fedez il ministro degli esteri Luigi Di Maio dice che “un paese democratico non può accettare nessuna forma di censura”. A fare chiarezza sarà la Commissione di Vigilanza Rai che probabilmente martedì o mercoledì ascolterà il direttore di Rai3 Franco Di mare per avviare un’indagine, come ha chiarito il presidente Alberto Barachini. Ora è caccia alle responsabilità. Ieri Salini ha sostenuto “di non aver mai censurato Fedez né altri artisti né di aver chiesto testi 
per una censura di qualsiasi tipo. Questo deve essere chiaro, senza equivoci e non accettiamo strumentalizzazioni che possano ledere la dignità aziendale e dei suoi dipendenti. Di certo in Rai non esiste e non deve esistere nessun “sistema” e se qualcuno, parlando in modo appropriato per conto e a nome della Rai, ha usato questa parola mi scuso. Su questo 
assicuro che sarà fatta luce con gli organizzatori”.



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lunedì 26 aprile 2021

Draghi spiega la Liberazione a Salvini e Meloni

Draghi spiega la Liberazione a Salvini e Meloni

Non tutti fummo brava gente, e Putin è un fascista.

Il discorso del Presidente del Consiglio Mario Draghi in occasione della festa della liberazione del 25 aprile 2021 è chiarissimo nel tracciare un solco tra chi stava dalla parte giusta e da quella sbagliata della Storia. E nell’indicare chi sono ancora oggi i nemici della democrazia che esercitano su di noi un “fascino perverso”. Un messaggio chiaro, per chi celebra i ragazzi di Salò e il regime di Mosca.

“Il dovere della memoria riguarda tutti”, dice Mario Draghi mentre visita il museo storico della Liberazione di Roma, in quello stesso edificio di via Torquato Tasso in cui i nazifascisti incarceravano, torturavano e poi fucilavano chi fosse anche solo sospettato di simpatie partigiane. Lo fa il 25 aprile del 2021, da Presidente del Consiglio di un governo sostenuto da quasi tutti, con l’eccezione della destra di Fratelli d’Italia e di Giorgia Meloni. Ma sbaglieremmo, se in 
quelle parole si vedesse solamente il solito richiamo alla pacificazione nazionale di fronte alla lacerazione dell’occupazione nazi-fascista, alla guerra civile, all’onore da concedere agli italiani che combatterono sul fronte della Repubblica Sociale Italiana.


No, nelle parole di Mario Draghi e nel suo richiamo a una memoria condivisa c’è una linea di 
demarcazione ben precisa tra chi stava dalla parte giusta della Storia e chi stava dalla parte sbagliata. “Non tutti fummo brava gente”, ha detto Draghi. Ed è “immorale non scegliere” da che parte stare, e fare della guerra civile italiana un indistinto in cui onorare tutte le vittime allo stesso modo. Ancora: “Constatiamo inoltre, con preoccupazione, l’appannarsi 
dei confini che la Storia ha tracciato tra democrazie e regimi autoritari, 
qualche volta persino tra vittime e carnefici”.

Prenda appunti Giorgia Meloni, che oggi plaude ai partigiani che liberarono il Paese, ma che poco più di un anno fa ha presenziato all’inaugurazione di un circolo di Fratelli d’Italia a Salò, intitolato alla memoria del repubblichino Giorgio Almirante, uno di quei ragazzi che combatteva contro chi voleva liberare l'Italia. E prenda appunti pure Matteo Salvini, che il governo Draghi lo sostiene, che pure lui oggi plaude al sacrificio dei partigiani, ma che fino a ieri non mancava mai di ricordare, in prossimità del 25 aprile, che a suo dire la giornata della liberazione dal nazifascismo avrebbe dovuto 
essere “la giornata dell’unione e della pacificazione nel nome dell’Italia che verrà” in cui “ognuno si tiene le proprie idee, distanze, e obiettivi”. Questo disse un paio di anni fa a Corleone, in Sicilia, da ministro degli interni del governo italiano. Chissà se oggi la pensa ancora così.
E già che ci siamo Salvini e Meloni, stampatevi nella testa pure quest’altro 
passaggio di Mario Draghi: “Vediamo crescere il fascino perverso di autocrati e persecutori delle libertà civili, soprattutto quando si tratta di alimentare pregiudizi contro le minoranze etniche e religiose”, ha detto il Presidente del Consiglio. Ogni riferimento è voluto, pur senza mai nominarli, al “dittatore” Recep Tayyip Erdogan, all’autocrate Vladimir Putin e pure al regime cinese di Xi Jinping che brutalizza le minoranze uigura e tibetana nel silenzio complice del resto 
del mondo. Parole da girare immediatamente a chi dipinge Mosca come il nuovo modello da seguire, ma anche a chi loda l’efficenza cinese o a chi stringe accordi con il sultano di Istanbul. E no, in questo caso a prendere appunti dovrebbero essere altri, non Meloni e Salvini. Non solo, perlomeno.




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lunedì 29 marzo 2021

Salvini , Apriamo Tutto ma Non Vaccina gli Anziani

Salvini ,  Apriamo Tutto ma Non Vaccina gli Anziani



Salvini ,  Apriamo Tutto ma Non Vaccina gli Anziani



Ma Non Vaccina gli Anziani
Salvini , sull'onda  del generale Figliulo , si presenta in conferenza stampa esibendo le sue decorazioni sotto forma di tappi di bottiglie di birra ricevute per aver difeso la nostra Patria con sprezzo del pericolo e della vita nelle tante battaglie sui vari fronti di osterie e birrerie .

Nelle Regioni Governate dalla Lega
Gira un Link/Messaggio per Prenotare il Vaccino
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martedì 16 marzo 2021

Salvini Sciacallo Ubriaco

#Salvini dal #Bar del #Senato

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Salvini Sciacallo, parla sotto l’effetto del Mojito non è reato

Dire che Matteo Salvini “parla sotto effetto del Mojito, è uno sciacallo” non è un reato e non costituisce diffamazione ma si tratta di una critica politica: per questo la querela nei confronti di Ilaria Cucchi presentata dal leader della Lega è stata archiviata ieri dal tribunale di Milano. A scriverlo è stata proprio la sorella di Stefano Cucchi su Facebook ieri: secondo i giudici quello che ha detto Ilaria è da considerare diritto di critica: “Il Tribunale di Milano ha ritenuto che le mie espressioni, sicuramente molto forti, fossero tuttavia giustificate e “pertinenti” al contesto – spiega Cucchi – Insomma il Giudice ha ritenuto che io ho esercitato in maniera più che legittima il mio diritto di critica. Il Senatore Matteo Salvini se ne faccia una ragione”.



Quelle frasi su Salvini Sciacallo, ha scritto la giudice di Milano Lidia Castellucci nell’ordinanza depositata il 12 marzo, “non appaiono esternate per apportare un vulnus alla considerazione dell’offeso quanto piuttosto passibili di un uso funzionale, nel noto contesto della vicenda, ad argomentare un giudizio sulla persona che, per quanto forte e ‘violento’, rientra tuttavia nel perimetro della critica”. Tutta la storia era cominciata il 14 novembre 2019, dopo la notizia della condanna a 12 anni da parte della Corte d’Assise di Roma per i carabinieri imputati per omicidio preterintenzionale ai danni di Stefano Cucchi, dieci anni dopo della sua morte.


Salvini commentò la sentenza dicendo: “Questo testimonia che la droga fa male sempre e comunque”. Ilaria in varie interviste e anche sulla sua pagina lo accusò “di approfittare cinicamente delle disgrazie altrui per strumentalizzazioni politiche di basso livello. L’ho definito così “Uno sciacallo” – e non sono certo stata la prima – di “essere fuori dal mondo e di parlare evidentemente ancora sotto gli effetti del Mojito””. Poi arrivò la querela: “Matteo Salvini mi ha querelata, dolendosi del fatto che io ne avrei “voluto sminuire le risorse cognitive come uno che non capisce, che vive su un altro pianeta, che consuma cocktail e che dovrebbe occuparsi dei suoi processi”.



Già il pubblico ministero aveva chiesto l’archiviazione per Ilaria Cucchi ma Salvini, assistito dalla sua avvocata Claudia Eccher, si era opposto. Di qui l’udienza, come prevede la legge, e ora l’ordinanza di archiviazione. Come racconta oggi Il Fatto Quotidiano, “Le esternazioni di Ilaria Cucchi su Salvini sciacallo – scrive la giudice – si inseriscono in una travagliata e oltremodo dolorosa vicenda giudiziaria… Appaiono sì forti e offensive ma funzionali, nell’acceso dibattito, a reagire a quella che è stata percepita come una indebita e inconferente associazione del ‘caso Cucchi’ alla problematica, generale, della droga… Ha utilizzato l’espressione ‘sciacallo’ per rimarcare semanticamente l’indebito accostamento che era stato fatto”.




Salvini e il mojito: Ilaria Cucchi e la lettera a La Stampa

Ilaria Cucchi in una lunga lettera pubblicata oggi da La Stampa ha spiegato le ragioni che l’hanno portata a definire Salvini sciacallo: “Nel perfetto stile del personaggio politico viene introdotto un argomento di comune e scontata condivisione che nulla ha tuttavia a che fare con la questione, tentando di sviare l’attenzione dall’omicidio finalmente riconosciuto. Propaganda becera sulla pelle della famiglia Cucchi. Come se noi sostenessimo il contrario, e, cioè, che la droga fa bene ed è bene farne uso. Ho accettato in silenzio che mi si dicesse che faccio schifo ma questo no. Quel giorno e in quei momenti era per me inaccettabile”.



E quindi: “La procura di Milano mi ha fatta convocare dalla Questura di Roma per sapere se confermavo quelle di aver usato quell’espressione nei suoi confronti. Il giudice ha riconosciuto che quelle espressioni avrebbero potuto essere astrattamente offensive ma che, accertato l’effettivo contesto nel quale le avevo proferite erano, in fin dei conti, pertinenti e, in quanto tali, legittima espressione del mio sacrosanto diritto di critica. Matteo Salvini, ha, in definitiva, lanciato il sasso per poi piangere tirando indietro la mano. Io sono solo una normale cittadina che però è abituata ad assumersi le proprie responsabilità. Me lo hanno insegnato i miei genitori. Non ho alcun bisogno del senatore Salvini. Non gli debbo nulla e non gli chiedo nulla. Solo di lasciarci in pace. Per favore. Grazie”.


Il 18 novembre 2019 Ilaria Cucchi aveva fatto sapere di aver querelato Salvini proprio per la frase sulla droga che fa male: “Il signor Matteo Salvini non può giocare sul corpo di Stefano Cucchi. Non posso consentirglielo. Questo era il suo volto quando io ed i miei genitori lo vedemmo all’obitorio il 22 ottobre del 2009. Questo era quel che rimaneva di Stefano. Dei suoi diritti. 

Della sua dignità di essere umano”.


Quindi l’annuncio della querela: “Lo devo a mio fratello. Lo devo a mia madre che, pur estremamente sofferente, ha trascorso tutta la giornata del 14 novembre scorso in attesa di una sentenza che ci rendesse giustizia. Lo devo a mio padre la cui fiducia nello Stato ha fatto sì che compisse il sacrificio più pesante che si potesse chiedergli: denunciare il proprio figlio, da morto e dopo averlo visto in queste terribili condizioni, per la sostanza stupefacente trovata a casa sua”.



Stefano Cucchi ha sbagliato ed avrebbe dovuto pagare ma non morire in quel modo. Il giorno in cui viene pronunciata la sentenza ha il coraggio di dire quelle parole come se fosse al bar e parlasse ai suoi amici? Sono solo una normale cittadina ma non posso fare altro che querelarlo. Mi piacerebbe tanto – conclude Ilaria Cucchi – che l’attuale Ministro dell’Interno sostituisse la costituzione di parte civile fatta proprio dal sig. Salvini con la propria. Non sono un avvocato ma forse potrebbe essere possibile. Ed ora che i leoni da tastiera si scatenino pure con le loro menzogne

 sempre più raffinate e costruite ad arte. Io vado avanti”.


leggi anche

Danni Arrecati all' Italia 

da silvio berlusconi ...

https://cipiri00.blogspot.com/2020/06/danni-arrecati-allitalia-da-berlusconi.html


Logo per Cipiri


https://cipiri.com/

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martedì 2 marzo 2021

Salvini davanti alle sue Contraddizioni

Salvini davanti alle sue Contraddizioni


Negli studi di #Cartabianca .
Dopo 19 minuti quasi ininterrotti di #Salvini ,
 #senzacontraddittorio , tra #monologhi , #elenchi , #AccuseFalse , #SloganAntichi (“riapriamo tutto”) e demagogia spicciola (“Gli italiani vogliono tornare a vivere”), entra in scena #EnricoLucci .
E fa quello che nessun #giornalista ormai fa più: incalzarlo e metterlo davanti alle sue #contraddizioni . In tre mosse.
La prima.
“Sta’ cosa la sappiamo già tutti che gli italiani vogliono tornare a vivere, non è ‘na novità. Da un politico ci si aspetta che non racconti il disastro ma lo risolva.”
Due.
“Avevate detto agli imprenditori dello sci: ristori per il primo marzo. Ora siete voi al governo. Quando arriveranno?”
Ed infine, sui ristoranti alla sera, si supera:
“Ma lo vuoi capì o no che se riapri la sera scoppia il bordello?
 La gente s’embriaga, se fa le canne, se fa de’ tutto. Questa cosa di aprire tutto nun se po’ fa!”
E, come ogni volta che viene messo davanti a un contraddittorio vero, Salvini #boffonchia , #annaspa , #ride , cambia argomento. E non sa rispondere il #PagliaccioPadano #PortaJella .
A suo modo, una bella lezione di giornalismo .


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venerdì 26 febbraio 2021

Problema Variante Salvini

Problema Variante Salvini

La variante inglese aumenta i contagi in Italia ma per il leader leghista
 il problema è l’allarmismo dei virologi: la variante Salvini sul governo.

Il Covid e la variante Salvini
Gli allarmi suonano da tutte le parti: le varianti del virus  stanno spingendo la diffusione del Covid e già ora oltre il 30% delle infezioni in Italia è dovuto a quella inglese e a metà marzo sarà predominante in tutto il Paese; questa è la previsione degli esperti di Iss e Cts che è stata comunicata al premier Mario Draghi e in diverse zone si materializza la temuta terza ondata.

In particolare nella provincia di Brescia che è diventata zona “arancione rafforzata”, insieme a 14 comuni dell’Emilia Romagna; sono poi aumentate le zone rosse in diversi territori mentre nelle ultime si registra un peggioramento complessivo di tutti gli indici.

Il ministro della Salute Speranza e gli esperti del Cts sono stati netti segnalando il rischio contagi, specie alla luce delle nuove varianti.

Agostino Miozzo, coordinatore del Cts, dell’incontro con Draghi ha riportato questo ieri:

Abbiamo rappresentato al presidente del Consiglio i dati e i numeri, noi siamo prudenti, ma non abbiamo descritto una situazione di catastrofe imminente. “Non abbiamo parlato di riaperture, se ne parlerà in un’altra occasione. Venerdì ci sarà il nuovo monitoraggio, poi vedremo.

Problema Variante Salvini



Questo è il quadro generale, poi c’è l’altra variante: Matteo Salvini.

Il leader leghista, da quando è tornato al governo, ha ripreso la sua loquacità, anche in mancanza di sbarchi sulle coste. Esterna tutti i giorni più volte: dal suo afflato con Draghi, alla ritrovata amicizia con l’Europa, fino alla stagione del Milan in campionato. Poi ci sarebbe l’emergenza sanitaria e li le cose si complicano: l’epidemia avanza ma per Salvini il problema 
sono i virologi che avvertono dei rischi:

Apro la tv e vedo un virologo che dice ‘stiamo tutti per morire’. Basta!

Il leader della Lega lo ha detto in Tv, ospite a “Oggi è un altro giorno su Rai 1”. E qualche dubbio lo aveva lanciato anche sul Comitato Tecnico Scientifico:

Si può fare il rodaggio alla macchina, lasciamo a Draghi la decisione, ma la domanda è: ha funzionato tutto in questo anno? Secondo me no.

Dunque, nonostante un anno di pandemia, in cui Matteo Salvini ha detto tutto e il contrario di tutto (passando dai patimenti economici causati dal Giuseppe Conte ,”apriamo tutto, governo di incapaci!“,  ai patimenti sanitari causati da Giuseppe Conte, “chiudiamo tutto, governo di incapaci!“), il problema non sarebbe legato alla recrudescenza del virus, rafforzato dalla variante inglese che sta diventando predominante, ma di quei menagramo dei virologi che avvertono dei rischi.

Questo perché il leader leghista Salvini è preoccupato per il nostro equilibrio psico-fisico:

  Si rischia di morire di alienazione, pasticche e di chiusure.



Va detto che anche  morire attaccati a un respiratore in una stanza d’ospedale, da soli non è una gran prospettiva, ma la filantropia di Salvini lo porta a preoccuparsi ancor prima d’arrivare a quello. Lui è nella fase dell’incubazione emotiva.

Dopo l’incontro di martedì col Mario draghi ha dichiarato ancora:

Noi siamo per la tutela della salute, ma con interventi mirati e in questo c’è sintonia con il presidente Draghi e son contento. Se c’è un problema in quella zona, in quella provincia, come ad esempio a Brescia, intervieni in provincia di Brescia, non è che fai il lockdown nazionale da Bolzano a Catania. Dunque chiusure mirate e un ritorno alla vita:
 se si può pranzare tranquilli,
 allora si può cenare tranquilli.

Non contento, a margine di una conferenza stampa al Senato, ha allargato il discorso ai giovani:

Stiamo rubando ai nostri ragazzi anni importanti. Quindi si può essere prudenti, ma tornando alla vita.

Ma come tornare alla vita? Qual è il piano della Lega che non conosciamo? Questo non è dato saperlo. La variante Salvini in questo momento appare più pericolosa della variante inglese.


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lunedì 22 febbraio 2021

il Negazionista della Lega Ritorna ad Urlare Contro

 
il Negazionista della Lega Ritorna ad Urlare Contro

Salvini pensa di avere pieni poteri ed imporre la ricetta Bolsonaro: "Licenziare Arcuri e riaperture"
Il capo della Lega dimentica subito le promesse di avere un profilo istituzionale nel governo Draghi e spinge per la linea negazionista mentre il sistema sanitario rischia di essere messo in crisi dalle varianti

Pensa di avere pieni poteri e, ovviamente, i buoni propositi di mettere da parte i torni di propaganda per favorire l’azione di governo sono stati disattesi dopo pochi giorni, come era lecito aspettarsi.
"Mi aspetto un piano vaccinale serio e rapido, con il licenziamento di Arcuri che ha fallito, e un progressivo ritorno alla vita, con la riapertura nelle prossime settimane di tante attività (ristoranti la sera e palestre, teatri e attività sportive)".
 Lo ha dichiarato il segretario della Lega Matteo Salvini, rispondendo su che cosa si attenda il Carroccio dal Consiglio dei ministri di domani mattina, chiamato a varare le nuove misure anti-Covid.
"Basta con gli annunci che seminano paura, rimettiamo al centro salute e lavoro, libertà e vita", ha dichiarato ancora Salvini.
Ovviamente il Bolsonaro al governo non tiene minimamente in considerazione che c’è un grosso problema con la diffusione delle varianti che rischia di mandare in tilt il sistema sanitario.

LEGGI ANCHE

Presidente della Regione Lombardia della Lega
 convoca 150 ultra ottantenni per le vaccinazioni, tutti alla stessa ora,
 le 8.00 del mattino, creando un assembramento ALLUCINANTE ... https://cipiri00.blogspot.com/2021/02/modello-lombardo-far-morire-tutti-gli.html




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domenica 14 febbraio 2021

Giorgetti spinge Salvini verso Draghi

Giorgetti  spinge Salvini verso Draghi

Da anni il consigliere usa i rapporti internazionali e 
Oltretevere per rendere più potabile la linea sovranista. 
I tentativi sono spesso andati a vuoto, ma ora si gioca tutto
 per far capire al leader che ha un’opportunità

Giancarlo Giorgetti sta alla Lega come Gianni Letta sta a Forza Italia: inscalfibile, è stato il braccio destro di Umberto Bossi nell’era secessionista, ha superato la stagione dei “barbari sognanti” di Roberto Maroni e ora è il numero due di Matteo Salvini.
Non a caso, è stato lui il primo ad aprire all’esecutivo Draghi. Chi lo conosce bene racconta che i due si conoscono dai tempi in cui Giorgetti era presidente della commissione Bilancio e Draghi a Bankitalia.
Adesso, tutto dipenderà dalla moral suasion che il Gianca saprà esercitare sui ranghi del partito per portarlo nella direzione che lui non ha fatto mistero di preferire: entrare nel nuovo governo e “normalizzare” il sovranismo. Con o senza Salvini.

Nato il 16 dicembre 1966, Giancarlo Giorgetti è parlamentare dal 1996. Vice di Salvini, nel primo Governo Conte è stato sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri.
Giancarlo Giorgetti nasce a Cazzago Brabbia il 16 dicembre 1966. E’ laureato alla “Bocconi” di Milano in Economia e Commercio. Successivamente 
diventa revisore contabile e commercialista professionista.

Chi è Giancarlo Giorgetti
Cresciuto nel Fronte della Gioventù ( giovani fascisti ) , l’organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano, diventa sostenitore della Lega Nord e nel 1996 viene eletto deputato. Rieletto nel 2001, è l’autore principale della Legge 40/2004, relativa alla procreazione assistita. Nella legislatura è presidente della Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione.

La carriera politica, la scalata ai vertici della Lega
Giancarlo Giorgetti ha guadagnato negli anni sempre più visibilità all’interno del partito: segretario nazionale della Lega lombarda per un decennio, capogruppo del Carroccio alla Camera e dal 2016 vicesegretario di Salvini. Ha espresso il proprio sostegno al sì al referendum istituzionale sul taglio del numero dei parlamentari, dissentendo dalle indicazioni del partito.






Sottosegretario a Palazzo Chigi
L’1 giugno 2018 è stato nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri del Governo Conte, con delega allo Sport. In questa veste gli viene anche affidata la delega per l’attuazione del programma di governo, alle politiche spaziali ed aerospaziali e quella sulle scommesse sportive riguardo alla promozione delle misure per il riordino e al rafforzamento della disciplina delle scommesse sportive nonché per la prevenzione della manipolazione delle relative competizioni. A settembre 2019 lascia l’incarico dopo il rimpasto di governo con l’uscita della Lega dall’esecutivo.



Il ruolo di Giancarlo Giorgetti nella partecipazione della Lega al Governo Draghi
Stando alle cronache politiche, Giorgetti avrebbe avuto un ruolo fondamentale nell’apertura di Matteo Salvini al Governo Draghi. In un primo momento il leader della Lega aveva iniziato a battere la strada del voto anticipato, salvo poi cambiare rotta. Lo stesso Giorgetti era stato tra i primi della Lega a proporre un dialogo con il premier incaricato, anche alla luce del suo ottimo rapporto proprio con l’ex Presidente della Banca Centrale Europea.


La vita privata di Giancarlo Giorgetti: moglie e figli
Della vita privata di Giorgetti sappiamo in realtà molto poco. Politico della vecchia scuola, difende la sua sfera personale dagli obiettivi delle telecamere. Sappiamo che è sposato con Laura Ferrari e che ha una figlia. La moglie di Giorgetti era venuta alla ribalta per un caso di cronaca, quando fu condannata a risarcire la Regione Lombardia. La condanna era legata ai bilanci di una onlus che gestiva.


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sabato 13 febbraio 2021

Renzi: Aveva già un accordo con Salvini e Berlusconi

Renzi: Aveva già un accordo con Salvini e Berlusconi


Stando al Corriere, Giuseppe Conte avrebbe commentato il fallimento del mandato esplorativo di Roberto Fico spiegando ai suoi che Matteo Renzi aveva già un accordo con Matteo Salvini e Silvio Berlusconi: “Ho sbagliato a dimettermi”.

L’epilogo di questa crisi di governo, con il fallimento del mandato esplorativo di Roberto Fico e la salita al Colle di Mario Draghi, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera
 per Giuseppe Conte era già tutto chiaro.

“Era tutto già scritto - avrebbe confidato Conte ai suoi - Renzi aveva già un accordo col centrodestra . Salvini e Berlusconi gli hanno garantito che ci staranno, altri non potranno che accodarsi”.

Il rimpianto per l’avvocato sarebbe quello di aver ceduto alle pressioni lasciando dopo il voto di fiducia al Senato “ho sbagliato a dimettermi, se non avessi fatto quel passo, forse ora…”.

Per Giuseppe Conte il naufragio di un suo possibile governo ter era di fatto già chiaro, con Matteo Renzi che avrebbe affossato il tavolo programmatico
 con i giallorossi forte già di un accordo con il centrodestra.


Conte fatto fuori da un patto Renzi-centrodestra?
Sempre il Corriere parla così di contatti telefonici di Renzi con Salvini e Berlusconi durante le ore calde della giornata di ieri, il tutto per convincere il leader della Lega a dire
 “che se c’è Draghi lui si astiene”.

Lo stesso Matteo Salvini dopo una prima presa di posizione più fredda al termine del discorso di Sergio Mattarella, avrebbe poi ammorbidito la sua posizione nei confronti di un possibile governo guidato da Mario Draghi.

“Il problema non è il nome della persona - avrebbe detto Matteo Salvini sempre leggendo il Corriere della Sera - e io l’ho detto anche a questa persona, il punto è cosa vuole fare e con chi”.

Renzi: Aveva già un accordo con Salvini e Berlusconi


Alla fine comunque Matteo Renzi sembrerebbe aver raggiunto il suo scopo: 
far fuori Giuseppe Conte e dare vita a un governo di alto profilo?.



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giovedì 4 febbraio 2021

Cottarelli Smerda Salvini che Non sa Contare


Cottarelli Smerda Salvini che Non sa Contare




Intervistato da Giovanni Floris a DiMartedì su La7, Carlo Cottarelli, professore 

che dirige l’Osservatorio dei conti pubblici italiani all’Università Cattolica ci 

scherza su: “Si parlava di me prima del Conte uno, prima del Conte due e se ne 

parla anche ora, vediamo cosa succede”.

Il suo nome è dato tra i favoriti per diventare premier se Giuseppe Conte fallisse il 

terzo tentativo. Cottarelli, così come il presidente della Corte Costituzionale Marta 

Cartabia o l’attuale ministra degli Interni Luciana Lamorgese, potrebbe raccogliere 

una maggioranza più ampia, magari arrivando anche al centro e a Forza Italia, in 

uno scenario di governo di “salvezza nazionale”, come lo definiscono nel Pd.

In studio c’è anche Matteo Salvini, leader della Lega, si parla di Recovery Fund. 

“Se fossi al governo, rinuncerei ai 120 miliardi stanziati a prestito dall’Europa col 

Recovery Fund. Quei soldi preferisco prenderli dai mercati a tassi più 

vantaggiosi”, afferma il leader leghista. Cottarelli risponde: “Basta fare due calcoli 

tra quello che si prende a prestito e il differenziale del tasso di interessi rispetto al 

finanziamento di mercato e viene fuori che col Recovery si risparmia, soltanto sui 

prestiti, circa 25 miliardi in dieci anni. Insomma, se facessimo come ha detto 

Salvini, in dieci anni perderemmo 25 miliardi”.




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lunedì 25 gennaio 2021

Bugie di Salvini sulla Lombardia in Zona Rossa

Bugie di Salvini sulla Lombardia in Zona Rossa



Il leader della Lega ha attaccato l’esecutivo per aver sbagliato a far diventare la 

Lombardia zona rossa. Ma i dati li ha forniti la Lombardia di Fontana.


  
Matteo Salvini dà colpa al governo per le valutazioni sbagliate dell’indice Rt 

lombardo per il quale la Regione è in zona rossa. Scrive un Tweet e urla contro il 

governo. Salvo però scoprire che se errore c’è stato – come scritto da Monica 

Guerzoni e Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera – è stato commesso dai 

tecnici lombardi che avrebbero sbagliato a calcolare il valore che viene calcolato 

sui sintomatici che “sviluppano i sintomi a distanza di giorni dalla data in cui sono 

entrati in contatto con il virus”.


Un errore dei tecnici lombardi dirà Fontana.
“Se 10milioni di cittadini lombardi sono stati rinchiusi in casa per mesi in base a 

dati e valutazioni sbagliate del governo, saremmo di fronte a danni morali ed 

economici enormi, un vero e proprio sequestro di massa. Chi ha sbagliato paghi, 

chieda scusa e ripari al danno causato”.



La Lombardia quindi ora chiede di diventare arancione, così da consentire alcune 

riaperture. Richiesta che potrebbe essere accolta presto dal ministro della Salute 

Roberto Speranza, che potrebbe firmare un’ordinanza e allentare le restrizioni già 

dalla prossima domenica”. 


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giovedì 3 dicembre 2020

Corrado Augias Sbianca Salvini in Diretta Tivù

Corrado Augias Sbianca Salvini in Diretta Tivù


Uno straordinario Corrado Augias a Cartabianca ha dato una lezione memorabile a Salvini. Bianca 
Berlinguer pone una serie di domande, dal veto di Ungheria e Polonia sul Recovery fund ai Decreti 
sicurezza, dagli sbarchi alla scuola. E, ogni volta, puntualmente, Salvini, invece di rispondere nel merito, svicola con la sua proverbiale sfilza di supercazzole, elenchi, domande retoriche e faccine. 

Finché, a un certo punto, interviene Augias. E lo riporta immediatamente al punto, obbligandolo a rispondere.“Sono ammirato dalla sua capacità di creare un frullatore in cui tutto si mescola. Dall’Ungheria ai cani per ciechi” dice. “Io vorrei riportarla alla domanda che le ha fatto Bianca Berlinguer. Lei ha detto ‘mi occupo dell’Italia’. Bene. Occuparsi della Polonia e dell’Ungheria oggi vuol dire occuparsi dell’Italia. Perché quel veto deve essere superato perché quei 200 miliardi possano arrivare. La signora Berlinguer ha detto che il veto di questi due paesi deriva dal fatto che loro non vogliono essere vincolati al rispetto dei diritti 
umani. Le faccio presente che quando c’è stata l’adesione di questi due paesi, e di tutti gli altri 
all’Unione Europea una delle condizioni era proprio il rispetto dei diritti umani. Lei che si occupa insieme a noi dell’Italia non dovrebbe battersi perché questo ostacolo venga rimosso?”Risultato? Le 
supercazzole diventano i balbettii di uno studente impreparato e arrogante davanti a un professore. 

Ecco cosa succede quando un giornalista fa domande e pretende risposte. Era Ora.



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FONTANA E GALLERA SONO 2 INCOMPETENTI

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martedì 29 settembre 2020

Signor ex ministro Salvini

Signor ex ministro Salvini


E' da oltre un anno e mezzo che non c’è ora del giorno o della notte in cui non sia stato presente in trasmissioni tv, da Vespa alla D’Urso, dalla Gruber a la prova del cuoco a Bib Bum Bam, su tutti i giornali, politici e di gossip, per non parlare dei social. Ha avvertito la necessità di farci sapere cosa mangiava, di farci assistere a interminabili dirette dalla sagra della cipolla, dalla festa della porchetta, in cui dichiarava guerra all’Europa, alla Libia, al Medioriente, alla Francia , alla Germania, al Papa, ai gay, ai neri, alla Kamchatca da Cinisello Balsamo con due carrarmati. L’abbiamo vista baciare il rosario e insultare la chiesa, sputare sul tricolore e sventolare il tricolore, fidanzato, single, sul letto con la morosa, a casa col gattino, in mutande, in spiaggia con le cubiste, fino alla Waterloo del Papeete beach, dove in costume, tra un mohjto e una ballerina, ha fatto cadere il governo. L’abbiamo sentita , nel mese successivo, incolpare per la caduta del governo il Piddiiiih, i grillini, Berlusconi, i poteri forti, la CEI, l’Europa, Trump, la solita Merkel, Topolino, Uan, Cip e Ciop e il divino Otelma. E parlateci di Bibbiano, e Mattarella, e lo spread è un complotto comunista, e i magistrati sono zecche rosse. Poi è tornato Feltri a chiamarci terroni, e forse lei si è commosso ricordando i bei tempi, quando con Borghezio, la statuetta di Alberto da Giussano e le corna da Obelix, facendo il bagno nel Po’, cantavate ‘che puzza, arrivano i napoletani ‘.
Abbiamo sopportato tutto, signor ex Ministro. E va bene lo stesso. Però , signor ex Ministro, c’è una cosa che non sopporto più : sentire la sua indegna bugia su quanto lei sia ‘il nuovo‘. Perché , signor ex Ministro, dal 1993 lei, senza mai aver lavorato, è stato nell’ordine e ininterrottamente :

-consigliere comunale di Milano

-parlamentare europeo

- Senatore

- Ministro dell’interno

- Vicepresidente del consiglio.

Il tutto, per la modica cifra di 2,5 MILIONI di euro di STIPENDI pubblici.
E va bene, signor ex Ministro, lei ha percepito regolarmente l’indennità prevista dalla legge. Però , mi consenta: smetta di parlarci di casta, come se lei fosse un francescano scalzo, che della politica e dei suoi privilegi non sa nulla.
Smetta di insultare le tante persone che la politica la fanno con serietà e passione e magari gratis, come tanti di noi. Poi, se insieme ai suoi ‘giornalisti’ e al suo staff di comunicazione, vuole continuare a chiamare comunista, zecca, idiota, chiunque non la pensi come lei, o a darci dei terroni, faccia pure: una risata fa sempre bene, e ultimamente ridiamo assai di più .

Angela D’Alto. Terrona  (un vice sindaco del sud)





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FONTANA E GALLERA SONO 2 INCOMPETENTI

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giovedì 24 settembre 2020

Salvini Piange ed anche Meloni non Ride

Salvini Piange ed anche Meloni non Ride




La Lega esce ridimensionata. Vittoria netta in Veneto e Liguria. 
Grande delusione invece in Toscana: 
il vento di Salvini si ferma alle porte di Firenze


Il risultato delle regionali si profila come una forte delusione per il centrodestra e per Matteo Salvini in particolare che sperava molto nella conquista della Toscana. E invece si ripete il caso dell’Emilia Romagna dove la candidata leghista, come oggi la toscana Ceccardi ha perso. Il leader del Carroccio vede riconfermato con un voto bulgaro Luca Zaia, ma la lista del governatore della Serenissima ha praticamente triplicato la lista del partito. Giorgia Meloni conquista le Marche con Francesco Acquaroli ma scivola in Puglia dove Raffaele Fitto, fortemente voluto dalla leader di Fdi, non ce l’ha fatto ad espugnare la fortezza di Michele Emiliano. Vittoria netta di Giovanni Toti in Liguria, ma nel suo complesso il centrodestra ne esce ridimensionato, con il candidato di Silvio Berlusconi in Campania Stefano Caldoro triturato da Enzo De Luca.


Brucia un dato elettorale che segna, tra l’altro, il mancato sfondamento leghista al sud nelle Regioni dove si è andato alle urne. Lui però mostra di assorbire la botta. Dice: «Come sempre e più di sempre, anche questa volta dico grazie ai milioni di Italiane e di Italiani che ci hanno dato fiducia. Se i dati verranno confermati, da domani Lega e centrodestra saranno alla guida di 15 Regioni su 20! E anche dove non ce l'abbiamo fatta, tutti al lavoro con un solo obiettivo: aiutare, proteggere e far crescere la nostra bellissima Italia». Un po’ poco visto che una settimana fa si era lanciato in una previsione troppo ottimista, con un 7 a 0 per il centrodestra. E invece vede la Meloni vincere nelle Marche e Zaia sempre più potente dentro la Lega.


Salvini comunque non sente più quel vento che lo aveva portato molto in alto durante il primo governo Conte, quello a maggioranza gialloverde, con quel 33% alle europee. Poi la rottura con i 5 Stelle nell’estate caldissima del 2019 e via via un calo nazionale verso il 25-26%. Ora bisognerà capire se la decrescita si stabilizzerà o continuerà con questa ulteriore battuta d’arresto. Così come si vedrà se la sconfitta di Fitto in Puglia sarà una complementare frenata per la Meloni che negli ultimi anni è volata a percentuali del 14-16%.




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FONTANA E GALLERA SONO 2 INCOMPETENTI

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Salvini al Citofono Inguaia il Carabiniere

Salvini al Citofono Inguaia il Carabiniere


L’arma dei Carabinieri ha emesso un provvedimento disciplinare nei confronti del sottufficiale coinvolto nella pagliacciata della “citofonata” ai danni di una famiglia residente nella periferia di Bologna messa in scena, durante la campagna elettorale in Emilia-Romagna, dall’ex dj del Papeete Beach, che per brevità chiameremo Capitan Coniglio.

Il carabiniere avrebbe “leso l'immagine dell'Arma” facendo da tramite con la donna che accompagnò Capitan Coniglio in quell’occasione.

Bene così. Le forze dell’ordine devono essere un patrimonio di tutti,
 non la guardia personale di qualcuno.




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venerdì 11 settembre 2020

Salvini Bloccato al Covid Center di Salerno

Salvini Bloccato al Covid Center di Salerno




Quello che è successo ieri è semplicemente meraviglioso.

Salvini decide di irrompere al Covid Center di Salerno, seguito dalla sua entourage più qualche politico locale al quale non sembrava vero di cogliere l’occasione per avere un momento di visibilità.

Insomma, arrivano all’ospedale e indovinate cosa fa il direttore?

Fa una cosa geniale. Gli chiude semplicemente la Porta inFaccia.

Ecco la meravigliosa dichiarazione del direttore del Covid Center:

“In relazione all’iniziativa di cui non è mai pervenuta preventiva richiesta a questa Direzione che ha visto irrompere in Ospedale il Segretario della Lega accompagnato da altri politici candidati locali, 
si precisa quanto segue:

1) Le norme di sicurezza e prevenzione legate all’emergenza Covid non consentivano e non consentono l’ingresso in Ospedale di persone estranee, a tutela della sicurezza dei pazienti e dell’interno personale. Nemmeno i familiari dei degenti, anche in casi di particolare gravità, possono accedere. E’ stato un atto non rispettoso delle regole, inopportuno in relazione anche all’attuale fase emergenziale e quanto determinatosi sarà oggetto di approfondimento.

2) Da un anno e mezzo, la Direzione dell’AOU Ruggi, come quella di tutte le Aziende Sanitarie della Campania, si attiene rigorosamente a una precisa disposizione firmata dal Presidente della Regione, che vieta ad esponenti di tutti i partiti di entrare negli ospedali per motivi politici, 
tanto più in periodo elettorale.

Gli Ospedali sono luoghi di Sofferenza e di Cura, non di demagogia, come in ogni Paese civile”.



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Musumeci e Salvini stanno Distruggendo la Sicilia

Musumeci e Salvini stanno Distruggendo la Sicilia



SOSPESI. Che brutta notizia stasera per il duo Salvini-Musumeci.
 Quell’ordinanza del presidente della Regione siciliana, poco fa sospesa dal Tar, li ha asfaltati. Il Tribunale ha accolto l'istanza presentata dalla Presidenza del Consiglio e dal ministero dell'Interno e ha confermato che quel foglio sventolato in diretta Facebook da Musumeci va oltre i poteri delle Regioni e soprattutto non dimostra l’aggravamento del rischio sanitario legato al fenomeno migratorio.
Meno male. Meno male per la mia Sicilia. Per chi lavora, produce, nonostante le difficoltà. 
E sapete perché?

Provate per un istante a mettervi nei panni di un turista che sogna di venire a visitare la Sicilia con la propria famiglia. Secondo voi, quando in TV sente che Salvini e Musumeci dicono che l’isola è un Lazzaretto, il campo profughi d’Europa, che i migranti passeggiano per strada e infettano tutti quelli che passano accanto, che cosa pensa? Di andare lontano anni luce da qui, naturalmente.

Salvini non conosce la Sicilia e quando non l’ha ignorata l’ha insultata. Detto molto chiaramente, a lui dei siciliani non importa un fico secco. D’altronde è sempre quello stesso Salvini che una volta affermò che Enna si trova in provincia di Catania e un’altra volta scambiò l’immagine dell’Etna con quella del Vesuvio. Lui oggi ha un solo interesse: descrivere la Sicilia come campo profughi d’Europa per prendere voti nelle Regioni in cui si vota: Veneto, Toscana, Campania, Puglia, Marche, Liguria.

Ma il suo interesse non coincide con l’interesse di noi siciliani, dei lavoratori del settore turistico, dei ristoratori, dei commercianti, degli albergatori, di tutti gli imprenditori che dopo il lockdown si sono tirati su le maniche per far funzionare la stagione, per recuperare qualcosa dopo il disastro economico generato dall’epidemia.

Chiamo a testimoniare i siciliani e tutti coloro che sono stati in Sicilia per le vacanze: sto mentendo io o mente Salvini? Avete veramente visto le nostre strade invase dai migranti? Li trovate nelle nostre località turistiche, nelle nostre città a bivaccare? Sfido Salvini a un confronto pubblico, nel solo interesse della mia terra e della verità.

Sta raccontando un mucchio di balle soltanto per raccattare voti sulla pelle di noi siciliani e della nostra economia. È lui che deve togliersi dalle scatole e lasciarci in pace. Deve lasciare che il popolo siciliano si risollevi dopo il disastro economico, un popolo che non ha bisogno di nuove palle ai piedi. I turisti vengono, per fortuna in tantissimi, e trovano un’accoglienza straordinaria perché noi siciliani il nostro lavoro sappiamo farlo.

E Musumeci, che da presidente della Regione dovrebbe tutelare gli interessi della Sicilia, decide invece di ingraziarselo facendogli da vassallo. Pure lui amplifica, fa apparire la nostra isola invasa attraverso ordinanze farlocche, girando le tv di tutta Italia, alimentando la narrazione dell’invasione per favorire il disegno del suo nuovo mentore padano.

Faccio una scommessa con tutti voi: scommetto che fra qualche giorno Musumeci e Salvini stringeranno un patto politico elettorale! Vedrete che il buon Nello aderirà alla Lega o farà un accordo politico tra il suo movimento e la Lega.

Presidente Musumeci, sia gentile, la smetta di denigrare la sua Regione, di andare in tv a terrorizzare la gente, di rilasciare interviste descrivendo una situazione inesistente. Piuttosto dia una mano ai sindaci di frontiera che non possono permettersi di perdere tempo e devono garantire sicurezza sanitaria e ordine pubblico ai loro concittadini. Faccia i tamponi, si assicuri che venga misurata la temperatura a chi sale e scende dai traghetti, dagli aliscafi, dagli aerei. Lei è l’autorità sanitaria per la Regione, vuole che le venga riconosciuta e garantita questa prerogativa? Bene, la eserciti allora!




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lunedì 7 settembre 2020

Salvini da Strapazzo

Ma quante figuracce si possono inanellare una dopo l’altra



Ma quante figuracce si possono inanellare una dopo l’altra

Domenica sera la mitica Virginia Raggi lo blasta in diretta TiVù. Poi è il turno di Lucia Azzolina che lo invita ad un confronto sul tema scuola, potete solo immaginare che spettacolo sarebbe stato vedere come una Donna di cultura avrebbe fatto emergere tutta la sua ignoranza?
 Ovviamente però capitan coniglio scappa, “impegni elettorali”, dice.

Ed ecco che ce lo ritroviamo a fare una bella foto, stavolta vuole sembrare diligente e mette pure la mascherina con il simbolo dei Carabinieri, peccato solo che abbracciato a lui ci sia Massimiliano Chicco Baldassari, capo ultrà del Brescia Calcio che sul collo pare abbia tatuato in bella vista ACAB, che significa "All Cops are Bastards", tutti i poliziotti sono dei...

Vabbè! Cambio travestimento (stavolta addirittura lo smoking ??) e di corsa a Venezia alla mostra del cinema, ridicolo arrivo in barca a favore di telecamera come se fosse l’ospite d’onore della serata, sennonché il grande Pierfrancesco Favino, interprete del film “Padrenostro” proiettato ieri sera, lo fredda con due semplici frasi: “non lo abbiamo invitato” e, soprattutto, “QUESTO FILM (un’analisi del rapporto genitore-figlio ambientata negli anni di piombo) NON È MANIPOLABILE”. Standing ovation per Pierfrancesco!"




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