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domenica 14 febbraio 2021

Giorgetti spinge Salvini verso Draghi

Giorgetti  spinge Salvini verso Draghi

Da anni il consigliere usa i rapporti internazionali e 
Oltretevere per rendere più potabile la linea sovranista. 
I tentativi sono spesso andati a vuoto, ma ora si gioca tutto
 per far capire al leader che ha un’opportunità

Giancarlo Giorgetti sta alla Lega come Gianni Letta sta a Forza Italia: inscalfibile, è stato il braccio destro di Umberto Bossi nell’era secessionista, ha superato la stagione dei “barbari sognanti” di Roberto Maroni e ora è il numero due di Matteo Salvini.
Non a caso, è stato lui il primo ad aprire all’esecutivo Draghi. Chi lo conosce bene racconta che i due si conoscono dai tempi in cui Giorgetti era presidente della commissione Bilancio e Draghi a Bankitalia.
Adesso, tutto dipenderà dalla moral suasion che il Gianca saprà esercitare sui ranghi del partito per portarlo nella direzione che lui non ha fatto mistero di preferire: entrare nel nuovo governo e “normalizzare” il sovranismo. Con o senza Salvini.

Nato il 16 dicembre 1966, Giancarlo Giorgetti è parlamentare dal 1996. Vice di Salvini, nel primo Governo Conte è stato sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri.
Giancarlo Giorgetti nasce a Cazzago Brabbia il 16 dicembre 1966. E’ laureato alla “Bocconi” di Milano in Economia e Commercio. Successivamente 
diventa revisore contabile e commercialista professionista.

Chi è Giancarlo Giorgetti
Cresciuto nel Fronte della Gioventù ( giovani fascisti ) , l’organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano, diventa sostenitore della Lega Nord e nel 1996 viene eletto deputato. Rieletto nel 2001, è l’autore principale della Legge 40/2004, relativa alla procreazione assistita. Nella legislatura è presidente della Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione.

La carriera politica, la scalata ai vertici della Lega
Giancarlo Giorgetti ha guadagnato negli anni sempre più visibilità all’interno del partito: segretario nazionale della Lega lombarda per un decennio, capogruppo del Carroccio alla Camera e dal 2016 vicesegretario di Salvini. Ha espresso il proprio sostegno al sì al referendum istituzionale sul taglio del numero dei parlamentari, dissentendo dalle indicazioni del partito.






Sottosegretario a Palazzo Chigi
L’1 giugno 2018 è stato nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri del Governo Conte, con delega allo Sport. In questa veste gli viene anche affidata la delega per l’attuazione del programma di governo, alle politiche spaziali ed aerospaziali e quella sulle scommesse sportive riguardo alla promozione delle misure per il riordino e al rafforzamento della disciplina delle scommesse sportive nonché per la prevenzione della manipolazione delle relative competizioni. A settembre 2019 lascia l’incarico dopo il rimpasto di governo con l’uscita della Lega dall’esecutivo.



Il ruolo di Giancarlo Giorgetti nella partecipazione della Lega al Governo Draghi
Stando alle cronache politiche, Giorgetti avrebbe avuto un ruolo fondamentale nell’apertura di Matteo Salvini al Governo Draghi. In un primo momento il leader della Lega aveva iniziato a battere la strada del voto anticipato, salvo poi cambiare rotta. Lo stesso Giorgetti era stato tra i primi della Lega a proporre un dialogo con il premier incaricato, anche alla luce del suo ottimo rapporto proprio con l’ex Presidente della Banca Centrale Europea.


La vita privata di Giancarlo Giorgetti: moglie e figli
Della vita privata di Giorgetti sappiamo in realtà molto poco. Politico della vecchia scuola, difende la sua sfera personale dagli obiettivi delle telecamere. Sappiamo che è sposato con Laura Ferrari e che ha una figlia. La moglie di Giorgetti era venuta alla ribalta per un caso di cronaca, quando fu condannata a risarcire la Regione Lombardia. La condanna era legata ai bilanci di una onlus che gestiva.


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sabato 13 febbraio 2021

Giorgetti è quello della Tangente Restituita

Giorgetti è quello della Tangente Restituita


Nella Lega c’è chi ci mette la faccia, la felpa e la ruspa, come Matteo S, e chi invece resta dietro le quinte a tessere rapporti e tirare i fili: come Giancarlo Giorgetti da Cazzago (paesetto di 800 anime a un soffio da Varese). Bocconiano, commercialista, leghista della prima ora, parlamentare del Carroccio dal 1996, oggi Giorgetti è indicato come l’ambasciatore di Salvini che parla con il Movimento 5 stelle, nonché il candidato a diventare presidente della Camera, in uno schema che vedrebbe il Cinquestelle Danilo Toninelli a presiedere il Senato. Il terreno è scivoloso, è un mondo difficile, felicità a momenti e futuro incerto, ma Giorgetti è abituato ai passaggi complicati.

È un leghista di lotta e di governo: viene eletto per acclamazione segretario nazionale della Lega Lombarda, partecipa a improbabili raduni in un crotto di Lugano con Umberto Bossi e i caporioni svizzeri della Lega Ticinese; ma dà il meglio di sé nei palazzi romani, capogruppo del Carroccio alla Camera, presidente della commissione Bilancio, relatore della manovra economica correttiva del 2011, sottosegretario ai Trasporti di un governo Berlusconi. Nel 2013 il presidentissimo Giorgio Napolitano lo chiama a far parte del “Gruppo dei saggi” a cui affida il compito di dettare il programma di un governo che ancora non c’era.

Senza troppa fantasia, è stato definito “il Gianni Letta della Lega”. In effetti ha gestito, dietro le quinte, le partite più delicate della politica e dell’economia, spesso in coppia con un altro fiscalista nordista, Giulio Tremonti da Sondrio. Dove c’era da trattare con gli altri partiti per piazzare un leghista, l’Umberto mandava il Giorgetti: Expo, FieraMilano, A2a, Malpensa, fondazioni bancarie, banche popolari… “Chiedete a Giorgetti”, era il ritornello. Erano suoi i dossier più delicati, mentre Bossi arringava le folle sul pratone di Pontida, per essere poi fatto fuori dai “barbari sognanti” di Roberto Maroni a sua volta liquidato dal Salvini della Lega senza più il Nord: i capi della Lega passano, Giorgetti resta. Anche l’ultimo passaggio, dalla Lega di Maroni in doppiopetto (e amica di Silvio Berlusconi) al partito nazionale un po’ lepenista e un po’ no di Salvini, senza la benedizione di Giorgetti non sarebbe stato possibile. Adesso tocca a lui consolidare il buon risultato ottenuto.

Chi si ricorda più, del resto, le disavventure di famiglia? Sua moglie, Laura Ferrari, nel 2008 ha patteggiato una condanna a 2 mesi e 10 giorni per aver gonfiato il numero di partecipanti del suo corso di equitazione, per ottenere più fondi dall’Unione europea. Non si darà certo all’ippica per questo. Solido era il suo rapporto con Gianpiero Fiorani, il banchiere della Popolare di Lodi arrestato nel 2005 per le scalate dei “furbetti del quartierino”. Era stato Fiorani ad aiutare la Lega a comprare il simbolico pratone di Pontida e la solida sede milanese di via Bellerio. Era stato Fiorani a salvare la banchetta del Carroccio, Credieuronord, gestita in maniera a dir poco approssimativa, tanto da bruciare i risparmi di tanti leghisti molti anni prima di Etruria: i debiti della banca sono stati annegati nella pancia della Popolare di Lodi, nel 2004, mentre i 2.600 soci dell’istituto, fedeli militanti leghisti che ci avevano creduto, ci hanno perso dei bei soldi.

In cambio del salvataggio, Giorgetti garantisce il pieno sostegno della Lega alle scalate bancarie dei “furbetti” e al padrino di Fiorani, il governatore di Bankitalia Antonio Fazio. Fiorani ringrazia: lo ammette ai magistrati che lo avevano arrestato: “È vero che sono entrato in Parlamento con i soldi… Quando sono entrato nell’ufficio di Giorgetti gli ho detto che ero passato per ringraziarlo per l’appoggio che aveva dato a Fazio e per quello che speravo potesse dare per l’operazione Antonveneta. Io ho lasciato un giornale con dentro una busta contenente 100 mila euro sulla sua scrivania. Lì per lì Giorgetti, pur sapendo che gli stavo dando una busta… non ebbe alcuna reazione. Tuttavia la sera stessa mi telefonò con aria preoccupata dicendomi che dovevo passare subito da lui. Poiché ero già in aereoporto mi impegnai a ritornare da lui qualche giorno dopo… In quell’occasione, Giorgetti mi disse che non voleva assolutamente ricevere denaro perché lui era contrario volendo moralizzare le prassi del partito. Aggiunse che se volevo potevo aiutare la polisportiva Varese con una sponsorizzazione”.

Ora il “moralizzatore delle prassi del partito” diventerà presidente della Camera?

Se Non è il #Politico #Leghista è Sua Moglie che #Ruba


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