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martedì 22 dicembre 2020

Lara Comi Truffa alla Ue

Lara Comi e la Truffa all'Ue


Avrebbe “in modo sistematico e assolutamente spregiudicato piegato a fini personali il proprio ufficio pubblico, commettendo una serie di illeciti allo scopo di drenare denaro dalle casse dell’Unione Europea in proprio e in favore altrui, sfruttando a questo scopo tutti i possibili canali derivanti dal proprio ruolo”. 
Il provvedimento di sequestro è parte di un’indagine partita dall’inchiesta “Mensa dei poveri”, che aveva già coinvolto Comi, indagata nel filone principale dell’inchiesta per finanziamento illecito, corruzione e anche truffa aggravata proprio ai danni del Parlamento europeo.
 “Il denaro veniva consegnato alla stessa Comi o al padre Renato Comi, o mediante bonifici al conto di Lara Comi e dell’associazione “Europa4you”, sempre riconducibile al politico”.
Dopo le prime perquisizioni, gli indagati tentano di cancellare le prove delle loro condotte.
Truffa all'Ue, sequestrati oltre 500 mila euro all'ex europarlamentare Lara Comi

Il sequestro è parte di un'indagine partita dall'inchiesta Mensa dei poveri, che aveva coinvolto l'ex europarlamentare di Forza Italia

Un sequestro di 525 mila euro all'ex europarlamentare di Forza Italia Laura Comi, in solido con altri cinque indagati, accusati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Lo ha eseguito questa mattina il Nucleo di polizia economico di polizia economica giudiziaria della Guardia di Finanza di Milano, su disposizione del gip Raffaella Mascarino, che ha accolto la richiesta dei pm Silvia Bonardi, Luigi Furno e Adriano Scudieri. Secondo l'accusa gli indagati avrebbero incassato i finanziamenti del Parlamento Europeo dichiarando un'attività di assistenza all'ex politico di Forza Italia che in gran parte non sarebbe stata realizzata, per poi retrocedere buona parte delle somme alla stessa Laura Comi e al padre. Il gruppo avrebbe "indotto in errore il Parlamento Europeo in ordine ai contratti stipulati e all'attività lavorativa prestata dall'assistente locale nominato dall'europarlamentare Laura Comi - si legge nel capo di imputazione indicato nel decreto di sequestro -  procurandosi un ingiusto profitto con correlativo danno per l'istituzione comunitaria, consistente nei contributi erogati dal Parlamento per l'attività contrattualizzata, effettivamente prestata solo in minima parte".

 


"Uso spregiudicato dell'incarico pubblico"
Duro l'atto d'accusa della procura: Comi avrebbe "in modo sistematico e assolutamente spregiudicato piegato a fini personali il proprio ufficio pubblico, commettendo una serie di illeciti allo scopo di drenare denaro dalle casse dell'Unione Europea in proprio e in favore altrui, sfruttando a questo scopo tutti i possibili canali derivanti dal proprio ruolo". Il provvedimento di sequestro è parte di un'indagine partita dall'inchiesta "Mensa dei poveri", che aveva già coinvolto Comi, indagata nel filone principale dell'inchiesta per finanziamento illecito, corruzione e anche truffa aggravata proprio ai danni del Parlamento europeo.

 

Ora con l'ex parlamentare europeo sono indagati per truffa, Gianfranco Bernieri (nel ruolo di "terzo erogatore", il soggetto cioè che presenta le fatture e incassa i rimborsi dal Parlamento Europeo e li gira poi al parlamentare che rappresentata), gli assistenti parlamentari Enrico Giovanni Saia e Maria Carla Ponzini (moglie di Bernieri), gli assistenti locali Giovanni Pio Gravina e l'assistente locale Alessia Monica (marito e moglie). "Il denaro confluito sui conti del "terzo erogatore" Bernieri - è una delle accuse della procura - veniva drenato dagli indagati o mediante l'appropriazione del contante, che in certo periodo veniva consegnato alla stessa Comi o al padre Renato Comi, ovvero mediante bonifici dal conto di Bernieri al conto di Lara Comi e dell'associazione "Europa4you", 
sempre riconducibile al politico".

 

Le buste col denaro a Lara Comi
Il primo rapporto di lavoro sotto inchiesta riguarda i contratti di Enrico Giovanni Saia, per un importo complessivo di 104.975 euro. Saia, accusano i magistrati, era stato informato che "avrebbe percepito solo una minima parte del compenso fissato". Sentito a verbale, Bernieri affermava che "da dicembre 2014 e fino a dicembre 2015, quindi per l'intera durata del suo contratto, gli stipendi venivano corrisposti in contanti". Il funzionario ricorda che "quando Comi mi disse di assumere Saia, a differenza delle altre assunzioni, mi chiese di non corrispondere al dipendente lo stipendio ma di effettuare il pagamento a lei stessa, che avrebbe provveduto personalmente a liquidare l'emolumento a Saia". Poi Bernieri entra nello specifico: "Come mi ha chiesto la Comi, ricevuto il bonifico applicavo le ritenute necessarie e calcolavo il netto. Quindi emettevo assegni a mio nome apponendo le firme di girata. Gli assegni erano tre o quattro al mese, sempre di importo inferiore ai mille euro, in modo da arrivare la cifra prevista di 3300. Venivano poi portati all'incasso in banca dal mio collaboratore che ritirava i contanti portandoli in ufficio. Quindi io apponevo i soldi in una busta che veniva messa nella cassaforte. Quando raggiungevo la cifra totale la Comi o suo padre Renato veniva presso il mio ufficio a girare la busta con il denaro. Saia da me non ha mai preso un euro".

 

"Cancellare le chat"
Dopo le prime perquisizioni, gli indagati tentano di cancellare le prove delle loro condotte. Saia racconta di una cena, nell'estate 2019, con Giovanni Pio Gravina e la moglie Alessia Monica, entrambi indagati. "Monica prese tutti i cellulari dei presenti a tavola e li ripose in uno zainetto a debita distanza. Oltre a questo, il clima mi sembrava surreale in quanto per tutta la cena Gravina mi ha bisbigliato all'orecchio, invitandomi a fare altrettanto, ossia a moderare il tono della voce.. mi disse che era dovuto le sue preoccupazioni per le indagini incontro nei suoi confronti, temendo di essere costantemente intercettato". Gravina comunica a Saia di essere indagato, dice che sarà sentito in procura e che probabilmente anche Saia sarà chiamato. "Mi disse frasi del genere: "è meglio se fai come dico io", "non hanno nulla in mano, è la loro parola contro la tua ", "ricordati di cancellare la chat tra me e te".

 


"Nessuna competenza, nessuna attività svolta"
Un secondo contratto di collaborazione sotto inchiesta, per il quale la procura ha ottenuto un sequestro di 421 mila euro, è quello a favore di Maria Carla Ponzini, assunta come assistente locale di Comi nel settembre 2010 fino al giugno 2015. Ponzini, che è anche moglie del terzo erogatore Bernieri, spiega di "non aver mai svolto in passato analoghe attività lavorative". "Ho accettato pur sapendo di non aver mai ricoperto in passato un incarico del genere, e non averne le competenze. In particolare - ammette Ponzini - mi è stato fatto un contratto di assunzione, ma non ricordo nel dettaglio la tipologia". Sul contratto in questione il Parlamento Europeo aveva all'Olaf (Ufficio europeo antifrode) copia di una lettera con cui chiedeva a Comi il recupero di parte dello stipendio pagato a Ponzini tra il 2010 e il 2015, evidenziando anche il conflitto d'interessi col marito Gianfranco Bernieri. Per l'accusa "l'indagata non è stata in grado di fornire alcuna prova del lavoro asseritamente svolto". In più, "l'analisi del conto bancario del terzo erogatore ha rilevato, che almeno dal gennaio 2011, pochi giorni dopo che la retribuzione della Ponzini è stata accreditata sul conto del Parlamento Europeo, Bernieri ha trasferito una parte minore alla moglie, Ponzini, mentre la maggior parte del denaro è stata trasferita a Lara Comi o ai suoi genitori, Renato Comi e a Luisa Costa, mediante bonifico on in contanti". Per questo, "Comi ha causato un danno intenzionale agli interessi finanziari della Ue, dovuto alla distrazione di fondi per finalità diverse da quella per cui erano stati originariamente concessi".



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lunedì 21 dicembre 2020

Libro con Balle di Bruno Vespa

Libro con Balle di Bruno Vespa


Delle numerose affermazioni di Bruno Vespa,
 diffuse anche sulla Rai dove promuoveva il suo libro, non ce ne é una vera...
Alcuni esempi:
1) Il primo contratto nazionale dei metalmeccanici fu firmato 1919, mentre il golpe del Re che portò al potere Mussolini fu nel 1922. 
2) L’INPS naque nel 1898 e nella forma attuale nel 1919. 
3) Le 40 ore settimanali in Italia furono raggiunte dopo l’autunno caldo del 1969. Nel 1923 una legge già voluta da Giolitti a seguito dei contratti nazionali già firmati stabilì orario giornaliero di 8 ore per 6 giorni cioè 48 ore settimanali più gli straordinari 
4) Nel 1925 Mussolini ABOLÌ la contrattazione nazionale libera vietò i sindacati indipendenti e  obbligò tutti i lavoratori ad aderire ai sindacati fascisti di cui facevano parte anche i padroni.
5) Nel 1927 Mussolini stabilì per legge che le donne prendessero il 50% della paga di un uomo. 
6) Nel 1929 per sostenere la quotazione della lira (austerità monetaria insomma) Mussolini decise il taglio dal 15 al 30% delle retribuzioni nominali. 
Potremmo aggiungere tanto altro sullo sfruttamento da parte dei padroni, verso un lavoro cui il fascismo aveva tolto il diritto di sciopero. Ma questo basta per chiarire che il consenso del fascismo era fondato prima di tutto sulla menzogna. Le fake news di Bruno Vespa, il giornalista ufficiale del palazzo, lo confermano.
Ma non sono le sole fake news sul ventennio.
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domenica 20 dicembre 2020

Piero Angela: farò subito il vaccino, vi spiego perché

Piero Angela: farò subito il vaccino, vi spiego perché


Piero Angela:
 “A Natale da solo con mia moglie poi farò subito il vaccino,
 è sicuro. Vi spiego perché”

Il celebre divulgatore scientifico, amatissimo dal pubblico, ha tenuto a rassicurare tutti sul vaccino in arrivo, spiegando che i vaccini "sono stati realizzati da case farmaceutiche importanti, che hanno realizzato in passato medicine utilissime nel curare le malattie. È vero che business is business, ma non si esporrebbero mai al rischio di risarcimenti miliardari"

“Dopo medici e infermieri dovrebbe toccare ai vecchietti, categoria nella quale rientriamo io e mia moglie. Ci vaccineremo appena possibile, sperando che funzioni”, ha detto ancora Piero Angela a Repubblica. “Abbiamo ormai capito che il coronavirus è estremamente contagioso: appena si abbassa la guardia il contagio nella popolazione torna ad aumentare. Perché questo meccanismo si arresti è necessario raggiungere l’immunità di gregge, con il 70% delle persone refrattarie al virus. Ecco perché tutti dovrebbero vaccinarsi”. E a chi è scettico del vaccino dice: “Capisco la loro paura, ma penso che dovrebbero temere più la malattia che il vaccino. Lo dicono i numeri: 60mila morti. L’alternativa è non vaccinarsi e lasciare che il virus circoli sempre più, aumentando la sua forza
 e quindi anche il rischio di ammalarsi”.

E cos’è questa storia – circolata molto online e non solo – che il vaccino potrebbe modificare il Dna delle persone? Le cose non stanno affatto così: “Forse mescolano informazioni molto diverse. Esiste la tecnica Crispr, premiata quest’anno anche con il Nobel, che sfruttando un meccanismo batterico, taglia e incolla sequenze di codice genetico. Ma il vaccino basato sul Rna è una cosa totalmente diversa e gli esperti sanno benissimo come manipolare queste molecole”.
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$alvini i Clochard Non ti Vogliono

$alvini i Clochard Non ti Vogliono


"Il volontariato lo fa chi afferra le braccia tese nell’acqua, non chi usa i clochard per farsi bello."
 
Prima cosa: “passare geneticamente il Natale con i clochard” per fare due foto da postare sui social non è volontariato. Il volontariato è attività lavorativa o assistenza svolti gratuitamente. Ma che tu abbia un’idea del lavoro poco chiara non stupisce. 
Seconda cosa: clochard vuol dire senzatetto. Trovo vagamente contraddittorio che colui che trascorre la sua esistenza a instillare odio nei confronti di chi scappa da luoghi in cui il tetto è un bene di lusso ci venga a insegnare a fare del bene ai senzatetto. 
Mi verrebbe da dire, parafrasando lo stesso insegnante: buonismo da 4 soldi. 
Terza cosa. Un clochard non ha necessariamente voglia di trascorrere il Natale con Matteo Salvini nè tantomeno con una persona che viola il dpcm. A meno che non si consideri il clochard non un essere umano ma il gattino pulcioso a cui non devi chiedere il permesso per apparire in foto assieme a te. 
Quarta cosa. Utilizzare “il volontariato” o più genericamente l’idea dell’opera di bene per rivendicare una posizione anti-governativa è una mossa meschina e strumentale, tanto più che non ti stai ribellando a una decisione ingiusta. Ti stai ribellando a una decisione necessaria, presa anche e soprattutto per proteggere le fasce della popolazione più fragili. 
Dunque no, non c’è nulla di altruistico nel Natale di chi dice “io esco”. 
Quinta cosa. Mentre tu, Salvini, annunciavi il tuo Natale da filantropo, i tuoi senatori davano vita a una avvilente rissa da bar per protestare contro la sacrosanta archiviazione dei tuoi decreti sicurezza grazie ai quali tanti senza tetto o con tetti provvisori erano privati di speranza e dignità. E in molti casi della vita stessa, visti i divieti di navigazione e soccorso in mare. (aboliti) Il volontariato lo fa chi afferra le braccia tese nell’acqua, non chi usa i clochard per farsi bello. 
Sesta e ultima cosa. Mentre tu ieri ti bullavi annunciando il tuo Natale da rivoluzionario buono, i pescatori venivano liberati in Libia. Te ne rallegravi, lamentandoti di quei 108 giorni di prigionia da cui il governo non è riuscito a liberarli prima. Ma come? Non sei tu quello della Libia porto sicuro, paese affidabile, facciamo centri di accoglienza posti ai confini a Sud della Libia perché “In Libia centri all'avanguardia, smontiamo la retorica delle torture”? Spero tu abbia letto il racconto dei pescatori. La cella sotto terra. Il cibo passato al buio. Impossibilità di lavarsi e cambiarsi. La paura. La violenza psicologica. Ecco, questo è toccato a pescatori italiani e tunisini. Pensa a quello che tocca ai senza-tetto che arrivano lì dall’Africa Centrale. Ah già, ma quelli non contano. Quelli ci invadono. Meglio quelli alla stazione centrale, buoni per invadere al massimo la tua bacheca e la tua propaganda.



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domenica 13 dicembre 2020

Pietro Valpreda, poesie dal carcere 1972

Pietro Valpreda, poesie dal carcere 1972


A Pino Pinelli di Pietro Valpreda 
poesie dal carcere 1972 

Una voce,
perché è morto?
Una domanda,
perché è morto?
Sempre, sempre,
come una nenia.
Sopra di loro
pende una lama.
Ha la forma di un compagno morto.
Chiedete ancora,
perché è morto?

Pietro Valpreda, poesie dal carcere 1972 
Giuseppe  Pinelli è stato un anarchico ferroviere italiano
 fermato poche ore dopo la strage di piazza fontana
 a milano il 12 dicembre del 1969. 
Viene interrogato per tre giorni e la sera del terzo giorno
 viene trovato morto nel cortile della questura, 
dopo essere precipitato dalla finestra della stanza
 dell'interrogatorio che si trovava al quarto piano.
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Corrado Augias Restituirà la Legion d’Onore

Corrado Augias Restituirà la Legion d’Onore

"Signor Ambasciatore, le restituisco le insegne della Legion d'Onore. Quando mi è stato concesso, il gesto mi ha commosso profondamente. Ha dato una sorta di consacrazione al mio amore per la Francia, per la sua cultura. Ho sempre considerato il vostro Paese come una sorella maggiore dell'Italia e come mia seconda patria, ci vivo da molto tempo, intendo continuare a farlo. Nel giugno 1940 mio padre soffrì fino alle lacrime per l'aggressione dell'Italia fascista contro una Francia già quasi sconfitta.
L'assassinio di Giulio Regeni rappresenta per noi italiani una ferita sanguinolenta, un affronto, e mi sarei aspettato dal presidente Macron un gesto di comprensione se non di fraternità, in nome dell'Europa che - insieme - noi proviamo così duramente a costruire.
Non condivido questo onore con un capo di Stato che si è reso oggettivamente complice di criminali.
Non voglio sembrare troppo ingenuo. 
Conosco bene i meccanismi degli affari e della diplomazia, ma so anche che esiste una misura e che, come scrive il poeta latino Horatio: Sunt certi denique fines, 
quos ultra citraque nequit consistere rectum.
Credo che in questo caso la misura dei giusti sia stata ben superata, addirittura oltraggiata.
Con i miei più profondi rimpianti ".
(Corrado Augias)

Corrado Augias restituirà domani alla Francia la Legion d’Onore. Lo farà come protesta: è lo stesso titolo che Macron ha dato al Presidente egiziano, Al-Sisi, di fatto complice della morte di Giulio Regeni.


GRANDISSIMO CORRADO AUGIAS: 
IN MEMORIA DI GIULIO REGENI RESTITUISCO LA LEGION DONORE
Macron, proprio il giorno della giornata dei diritti umani, il 10 dicembre, ha consegnato, (IGNOBILMENTE), al dittatore AL-SISI, le insigne della legion d'onore.
Corrado Augias ha deciso di restituire la legion d'onore 
ed ha scritto una lettera a Repubblica che inizia così :
Caro direttore, domani 14 dicembre andrò all'ambasciata di Francia per restituire le insigne della legion d'onore a suo tempo conferitemi. Un gesto nello stesso grave e puramente simbolico. Potrei dire sentimentalmente sento di doverlo fare per il profondo legame culturale e affettivo che mi lega alla Francia terra d'origine della mia famiglia.
LA MIA OPINIONE È CHE IL PRESIDENTE MACRON  NON AVREBBE DOVUTO CONCEDERE LA LEGION D'ONORE AD UN CAPO DI STATO ...
Corrado Augias restituirà domani alla Francia la Legion d’Onore.
Lo farà come protesta: è lo stesso titolo che Macron ha dato al Presidente egiziano, Al-Sisi, di fatto complice della morte di Giulio Regeni. 
Lo trovo un gesto straordinario. Doveroso e straordinario. 
Giulio Regeni è morto dopo giorni di torture, sofferenze e agonie indicibili. Eppure sembra che la cosa non freghi a nessuno. A larga parte della popolazione, dei media, della politica.
Tutto questo è intollerabile. E parlo anzitutto della costante indifferenza al Male, e al Dolore, che ormai caratterizza indissolubilmente l’animo umano.


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Truffa alla Regione sull’acquisto delle Protesi

Truffa alla Regione sull’acquisto delle Protesi


La Guardia di Finanza ha eseguito un sequestro da 34 milioni di euro a carico di società del gruppo ospedaliero San Donato. Il meccanismo dei rimborsi a prezzo pieno dalla Regione, 
come nella presunta truffa sui farmaci.

Il Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Milano, in un’inchiesta del pm Paolo Storari, ha eseguito un sequestro da 34 milioni di euro a carico di società del gruppo ospedaliero San Donato per una presunta truffa sull’acquisto di protesi ai danni della Regione Lombardia. L’ipotesi investigativa è che il gruppo acquistasse protesi per un prezzo maggiorato rispetto a quello di base, facendosi rimborsare senza comunicare le note di credito.

In una nota il Gruppo ospedaliero commenta: «La notizia diffusa è incomprensibile. Nessun vantaggio per il Gruppo San Donato che ha sempre operato nel rispetto della legge e in pieno ossequio alle indicazioni dell’autorità predisposta alla regolamentazione e programmazione».


Il sistema, stando alle indagini, ricalca quello della presunta truffa sui farmaci emerso in un’altra inchiesta che vede coinvolto sempre il San Donato: in quel caso le case farmaceutiche avrebbero venduto agli ospedali del gruppo farmaci a prezzo scontato che lo stesso gruppo si sarebbe fatto rimborsare dalla Regione a prezzo pieno, omettendo di indicare gli sconti praticati.

Agli atti della nuova inchiesta c’è una intercettazione in cui Mario Giacomo Cavallazzi, ex responsabile dei servizi di farmacia di diversi ospedali del Gruppo San Donato, parlava nel 2017 con Massimo Stefanato, ai tempi rappresentante dell’ufficio acquisti del San Raffaele, ora indagato: «Il nostro professor Colombo ha detto che l’Ospedale San Raffaele fa la cresta sulle valvole aortiche per via delle note di credito. Non si spiega perché tale importo non venga girato alla Regione». Lo si legge nel decreto di sequestro preventivo d’urgenza firmato dal pm Storari.

Nell’inchiesta, come risulta dal decreto di sequestro, sono indagati Stefanato (già arrestato con Cavallazzi nell’indagine «gemella» sulla truffa alla Regione sui farmaci), l’ospedale San Raffaele, il Policlinico San Donato, l’Istituto Ortopedico Galeazzi, gli Istituti Ospedalieri Bresciani, gli Istituti Ospedalieri Bergamaschi, gli Istituti Clinici Zucchi, l’Istituto Clinico Villa Aprica, gli Istituti Clinici di Pavia e Vigevano, tutte strutture facenti capo al gruppo San Donato. Al centro, come si legge nell’imputazione, una presunta truffa da 34,7 milioni di euro ai danni della Regione Lombardia. La presunta truffa, si legge, sarebbe consistita nell’acquistare «da vari fornitori endoprotesi a prezzi di mercato», farsi «rimborsare da Regione Lombardia il costo sostenuto per l’acquisto delle endoprotesi e omettendo di indicare le note di credito ricevute dai fornitori delle endoprotesi a scomputo del prezzo di acquisto a seguito del raggiungimento di alcuni obiettivi di acquisto».

Tale meccanismo, scrive il pm, «era preordinato ad un minor esborso finanziario da parte delle sole strutture ospedaliere del gruppo San Donato in quanto il dato economico in diminuzione del prezzo non veniva comunicato alla Regione Lombardia, con danno per quest’ultima e correlativo vantaggio per le strutture ospedaliere». Stesso sistema emerso nell’inchiesta sulla presunta truffa da 10 milioni di euro sui farmaci. Il pm Storari per questo filone ha già chiesto il processo per cinque società che fanno parte del Gruppo San Donato, tra cui Ospedale San Raffaele spa, per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti, oltre che per Stefanato, Cavallazzi (non indagato nella nuova indagine), per tre ex manager dell’azienda farmaceutica Mylan spa, per uno della Bayer e per la stessa casa farmaceutica, oltre che per Novartis Farma spa, 
sempre per la legge sulla responsabilità amministrativa.
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giovedì 10 dicembre 2020

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Giulio Regeni fu Seviziato e Torturato fino alla Morte


Giulio Regeni fu Seviziato e Torturato fino alla Morte

Sono i pm di Roma a ricostruire nell'atto di chiusura delle indagini gli ultimi, drammatici giorni di vita di Giulio Regeni, catturato e torturato a morte dalla National Security egiziana dal 25 gennaio al 3 febbraio 2016. E dalle carte della Procura emerge anche il nome di colui che, secondo l'accusa, è stato il carceriere, l'aguzzino e il boia del giovane ricercatore: si tratta del maggiore 
Magdi Ibrahim Abdelal Sharif

Torture e sevizie con oggetti roventi, calci, pugni, lame e bastoni che gli causarono “acute sofferenze fisiche” portandolo lentamente alla morte. Sono i pm di Roma a ricostruire nell’atto di chiusura delle indagini gli ultimi, drammatici giorni di vita di Giulio Regeni, catturato e torturato a morte dalla National Security egiziana dal 25 gennaio al 3 febbraio 2016, quando il suo corpo senza vita venne ritrovato lungo l’autostrada del deserto che collega Il Cairo ad Alessandria.

Quattro avvisi di chiusura delle indagini: ” Giulio ucciso per motivi abietti e futili e con crudeltà”
La procura di Roma ha chiuso l’inchiesta sull’uccisione del ricercatore friulano, emettendo quattro avvisi di chiusura delle indagini, un atto che solitamente prelude la richiesta di rinvio a giudizio, per altrettanti appartenenti ai servizi segreti del Cairo, mentre per il quinto indagato è stata chiesta l’archiviazione. Le accuse, a seconda delle posizioni, sono di sequestro di persona pluriaggravato, concorso in omicidio aggravato e concorso in lesioni personali aggravate. “Per l’omicidio di Giulio Regeni si svolgerà un solo processo e si svolgerà in Italia con le garanzie procedurali dei nostri codici”, ha assicurato il procuratore capo di Roma, Michele Prestipino, in audizione insieme al sostituto procuratore Sergio Colaiocco davanti alla commissione parlamentare
 di inchiesta sulla morte di Giulio Regeni.



Nella ricostruzione dei magistrati si parla di violenze perpetrate per “motivi abietti e futili e con crudeltà” che hanno provocato “la perdita permanente di più organi”. Giulio, scrivono, è stato seviziato “con acute sofferenze fisiche, in più occasioni e a distanza di più giorni attraverso strumenti affilati e taglienti e di azioni con meccanismo urente”. Un trattamento che ha causato “numerose lesioni traumatiche a livello della testa, del volto, del tratto cervico-dorsale e degli arti inferiori”.


Adesso, a rischiare di finire a processo sono il generale Tariq Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e appunto Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Chiesta invece l’archiviazione per Mahmoud Najem. “Per quest’ultimo – spiega una nota della Procura di Roma – non sono stati raccolti elementi sufficienti, allo stato, a sostenere l’accusa in giudizio”.



Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, “è lui ad aver torturato e ucciso Giulio”
Ma dalla descrizione delle atrocità subite da Regeni emerge anche il nome di colui che, sostengono i pm, è stato il carceriere, l’aguzzino e il boia del giovane ricercatore: si tratta del maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. A inchiodarlo sono le parole di alcuni testimoni sentiti nei mesi scorsi dai pm di piazzale Clodio che hanno definito la morte di Giulio un “atto volontario e autonomo” da parte dell’indagato con l’aiuto di altre persone rimaste ignote: “Al fine di occultare la commissione dei delitti suindicati – scrivono i magistrati -, abusando dei suoi poteri di pubblico ufficiale egiziano, con sevizie e crudeltà, mediante una violenta azione contusiva, esercitata sui vari distretti corporei cranico-cervico-dorsali, cagionava imponenti lesioni di natura traumatica a Regeni da cui conseguiva una insufficienza respiratoria acuta di tipo centrale che lo portava a morte”.



Il testimone oculare: “L’ho visto incatenato nella sede della National Security.
 Era magro e aveva i segni delle torture”
La ricostruzione dei magistrati è stata possibile grazie alle testimonianze di cinque testimoni oculari. Uno di loro ha dichiarato ai pm di aver “visto Giulio ammanettato a terra con segni di tortura sul torace”. “Ho lavorato per 15 anni nella sede della National Security dove Giulio è stato ucciso – ha raccontato – È una villa che risale ai tempi di Nasser, poi sfruttata dagli organi investigativi. Al primo piano della struttura c’è la stanza 13 dove vengono portati gli stranieri sospettati di avere tramato contro la Sicurezza Nazionale. Il 28 o 29 gennaio ho visto Regeni in quella stanza con ufficiali e agenti. C’erano catene di ferro con cui legavano le persone, lui era mezzo nudo e aveva sul torace segni di tortura e parlava in italiano. Delirava, era molto magro. Era sdraiato a terra con il viso riverso, ammanettato. Dietro la schiena aveva dei segni, anche se sono passati anni ricordo quella scena. L’ho riconosciuto alcuni giorni dopo dalle foto sui giornali e ho capito che era lui”.


L’ostruzionismo del Cairo: “La mancata collaborazione ha impedito
 gli accertamenti su altre 13 persone”
La notifica della conclusione “delle indagini è avvenuta tramite il rito degli irreperibili” direttamente ai difensori di ufficio italiani non essendo pervenuta l’elezione di domicilio degli indagati dal Cairo. “Come previsto dal codice di procedura penale gli indagati e i loro difensori d’ufficio hanno ora venti giorni di tempo per presentare memorie, documenti ed eventualmente chiedere di essere ascoltati”, conclude la nota della Procura.



“Abbiamo acquisito elementi di prova univoci e significativi (sui quattro agenti egiziani, ndr). Questo è un risultato estremamente importante e non scontato”, ha detto Prestipino. “Abbiamo fatto di tutto per accertare ogni responsabilità, lo dovevamo a Giulio e all’essere magistrati di questa Repubblica”. E ha inviato un messaggio alla famiglia di Regeni: “Ringrazio la famiglia di Giulio per la tenacia con la quale ha saputo perseguire le proprie ragioni”. Colaiocco ha però aggiunto che questo primo importante risultato è stato comunque viziato dalla mancata collaborazione da parte della controparte egiziana: “Sono altri 13 i soggetti nel circuito degli indagati” di cui la mancata collaborazione dell’autorità egiziana ha impedito di accertare le posizioni, ha spiegato alla commissione.

La famiglia: “I diritti umani non sono negoziabili. Governo dichiari l’Egitto ‘Paese non sicuro'”
Alle 14.30, l’avvocato della famiglia di Regeni, Alessandra Ballerini, e i genitori, Paola Deffendi e Claudio Regeni, hanno parlato in conferenza stampa alla Camera affermando che “i diritti umani non sono negoziabili con petrolio, armi e soldi. E questo ce lo dimostra la famiglia Regeni – ha detto Ballerini – Vorremo la stessa fermezza e abnegazione da parte di chi ci governa, affinché dimostrino che la giustizia non è barattabile. Questo è un punto di partenza, ci sono voluti cinque anni”.


Anche la madre Paola ha preso la parola ed è tornata a chiedere all’esecutivo il ritiro dell’ambasciatore italiano al Cairo, data la mancanza di collaborazione delle autorità egiziane sul caso del ricercatore di Fiumicello: “Sono passati due anni dalle dichiarazioni del governo in cui si chiedevano impegni, conseguenze e responsabilità e non abbiamo capito ancora a quali il governo si riferisse. Chiediamo di richiamare immediatamente l’ambasciatore per consultazioni in Italia. Da quando è stato reinviato l’ambasciatore non sono stati fatti passi in avanti, anzi c’è stata recrudescenza. Bisogna dichiarare l’Egitto ‘Paese non sicuro’ e bloccare la vendita di armi“. Il padre ha aggiunto che “uno degli scopi del ritiro era la ricerca di verità e giustizia per nostro figlio Giulio. Purtroppo questo punto è stato messo in secondo piano dando priorità alla normalizzazione dei rapporti tra Italia ed Egitto e a sviluppare i reciproci interessi in campo economico, finanziario e militare, vedi la recente vendita delle fregate, e nel turismo, evitando di affrontare qualsiasi scontro. L’atteggiamento dell’ambasciatore Cantini è una chiara dimostrazione di tutto ciò”.


Paola Deffendi si dice soddisfatta per questo primo importante risultato ottenuto nella ricerca di verità e giustizia per il figlio: “Nessuno avrebbe pensato di arrivare dove siamo oggi. Oggi è una tappa importante per la democrazia italiana e per l’Egitto. Niente ci ferma. La nostra lotta di famiglia è diventata una lotta di civilità per i diritti umani, è come se agisse Giulio. Giulio è diventato uno specchio che riverbera in tutto il mondo come vengono violati i diritti umani in Egitto ogni giorno. Chiediamo rispetto per Giulio e la sua figura. No libri, film o canzoni che pretendano di raccontarlo. Solo noi possiamo farlo, nessuno pensi di cannibalizzare la sua figura”.

La famiglia ha poi chiesto che venga fatta chiarezza anche sulle responsabilità italiane: “Chiediamo alla Commissione d’inchiesta di fare chiarezza sulle responsabilità italiane, quelle che mio marito ha definito le zone grigie – ha continuato Paola Deffendi – Cosa è successo nei Palazzi italiani da quel 25 gennaio al 3 febbraio? Come mai Giulio, un cittadino italiano, non è stato salvato in un Paese che era amico e che continua ad essere amico? Chiedete (ha detto rivolgendosi alla stampa, ndr) premier Conte e al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, cosa stanno facendo per Giulio e come va con questi rapporti con l’Egitto che sono diventati sempre più amichevoli”. Mentre invece i rapporti tra famiglia e governo italiano si sono di fatto azzerati: “Quando abbiamo avuto l’ultimo contatto con il governo? Non me lo ricordo neanche, è passato tanto tempo”, ha detto Ballerini. “E’ stato nell’ottobre 2019 quando abbiamo incontrato il ministro Di Maio”, ha precisato poi Claudio Regeni.





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FONTANA E GALLERA SONO 2 INCOMPETENTI

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Questo Libro su Salvini è pieno di pagine Vuote

Questo libro su Salvini è pieno di pagine vuote


Nonostante anni di ricerche, non abbiamo potuto trovare niente da dire su questo argomento,
 così per favore sentitevi liberi di usare questo libro per gli appunti...

è in vendita un libro “particolare” su Matteo Salvini: 110 pagine completamente bianche


E' in vendita un libro “particolare” su Matteo Salvini: 110 pagine completamente bianche
L’autore, inventato, si chiama Alex Green che come scherzosa specifica ulteriore ha quella di “analista politico”. Inoltre nella descrizione del prodotto c’è già aria di boutade: “Questo libro è pieno di pagine vuote. Nonostante anni di ricerche, non abbiamo potuto trovare niente da dire su questo argomento, così per favore sentitevi liberi di usare questo libro per gli appunti”

Un libro su Matteo Salvini… con 110 pagine bianche. “Perché Salvini merita fiducia rispetto e ammirazione” è disponibile a 7,58 euro fin dal febbraio 2019, ma solo nelle ultime ore si è scoperto che all’interno del volume non c’è scritto nulla. Almeno da quello che commentano gli utenti che l’hanno acquistato la burla è servita. L’autore, inventato, si chiama Alex Green che come scherzosa specifica ulteriore ha quella di “analista politico”. Inoltre nella descrizione del prodotto c’è già aria di boutade: “Questo libro è pieno di pagine vuote. Nonostante anni di ricerche, non abbiamo potuto trovare niente da dire su questo argomento, così per favore sentitevi liberi 
di usare questo libro per gli appunti”.


Insomma, uomo avvisato mezzo desalvinizzato. Invece, almeno dai commenti di chi l’ha acquistato, c’è chi è cascato nel trappolone surrealista fin dal 2019. “È una vergogna ed un imbroglio. All’interno solo pagine bianche e senza nemmeno i numeri delle pagine. Pagine a righe e basta che se credeva di fare colpo questo “analista politico” del m..ga ha dimostrato di essere un vuoto a perdere. Lui. Lo restituisco”, ha scritto Virginia Vianello (senza capire esattamente cosa avesse tra le mani). Un altro che ci ha capito poco è l’utente Renato: “Un libro vuoto, penoso e presuntuoso, perché l’autore comunque incassa dei soldi senza fatica! Non un bell’esempio di giornalista o scrittore onesto! Che si vergogni di prendere in giro i lettori, ai quali non ha il coraggio di scrivere qualcosa d’intelligente, se vuole trasmettere seriamente un messaggio! Subliminalmente (mio neologismo), fa solo un favore all’odiato Salvini! E magari si crede pure molto intelligente e originale!?”.

Infine, gli utenti che sono giunti allo scherzo di recente lodando l’operazione senza troppi giri di parole. “Questo libro è illuminante. Mi è appena arrivato e l’ho praticamente già finito: letto tutto d’un fiato. Sono d’accordo con l’autore su tutto ciò che ha scritto di positivo rispetto al leader Salvini: è riuscito a condensare in un libro tutte le caratteristiche positive del Capitano”, scrive Alberto nemmeno a metà novembre. “Una lunga e faticosa lettura ma ne è valsa la pena. Grande capitano, continua così”, chiosa Rosa qualche giorno fa.
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Bruno Vespa ecco le #CoseBuone che fece il tuo dvce

Bruno Vespa ecco le #CoseBuone che fece il tuo dvce



“Quattro #MarinaiItaliani trattengono una giovane donna eritrea. 
Un pezzo del suo vestito pende dalla mano di uno degli uomini. 
La giovane non guarda verso l'obiettivo, ma è costretta a stare ferma e a esporre i suoi seni (…)
Tutti e cinque gli uomini bianchi coinvolti in questa fotografia, incluso il fotografo, erano militari italiani.
Maria Messina, figlia di un uomo italiano e di una donna eritrea, che nel 1935 aveva 18 anni e viveva ad Asmara, ha ricordato:
‘Dopo il 1935 iniziò il #Razzismo … Mussolini scaricò la feccia d'Italia sulla Somalia, chi lo sa cosa gli aveva promesso!… Mussolini mandò una serie di camice nere, di avanzi di galera, che violentavano le donne: noi ragazze non potevamo più uscire la sera, a causa di questi furfanti, con le loro camice aperte e i coltelli alle cinture.’
I Famosi #ItalianiBravaGente da prendere ed appendere in #PiazzaleLoreto
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Venezuela, il Psuv di Maduro Vince le Elezioni Parlamentari

Venezuela, il Psuv di Maduro Vince le Elezioni Parlamentari


Il Grande Polo Patriottico Simon Bolivar, la coalizione guidata dal Psuv a sostegno del presidente Venezuelano Nicolas Maduro, ha vinto le elezioni per il rinnovo dell’Assemblea nazionale con il 68,43% delle preferenze.

Alianza Democratica, la coalizione dei partiti di centrodestra all’opposizione del governo, ha ottenuto circa il 18% dei voti, Venezuela Unida poco più del 4%, mentre
 il Partito Comunista de Venezuela il 2,73%.

Il Consiglio elettorale nazionale del Venezuela ha inoltre reso noto i dati di affluenza che si attestano intorno al 31% degli aventi diritto al voto, un dato che rappresenta la vera nota negativa per Maduro, dal momento che una parte dell’opposizione, capeggiata dall’autonominatosi presidente transitorio Juan Guaidó non ha partecipato alle elezioni promuovendone il boicottaggio.

Da questo momento il parlamento tornerà ad avere le funzioni che per volontà dello stesso Maduro gli erano state tolte per attribuirle a un’Assemblea nazionale costituente, un organo parallelo chiamato a elaborare una nuova costituzione.

Lo stesso Guaidó perdendo la presidenza di turno del parlamento, non sarà più legittimato a ricoprire il ruolo che gli era stato riconosciuto da 60 paesi nel mondo.

Unione europea, Organizzazione degli Stati americani (OSA) e Stati uniti hanno già annunciato che non riconosceranno la legittimità del voto, mentre di diversa opinione
 sono Cuba, Cina, Russia, Iran e Nicaragua.

L’ex primo ministro spagnolo Luis Zapatero, tra i pochissimi osservatori internazionali presenti, ha chiesto a Bruxelles di riconsiderare la sua posizione, visto che non riconosce il nuovo Parlamento, e di avviare una riflessione sulle sanzioni Usa.



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giovedì 3 dicembre 2020

Tutti i Complici del Revenge Porn

Tutti i Complici del Revenge Porn


 In questi giorni si parla molto di revenge porn, per lo scalpore suscitato dalla vicenda della maestra di Torino il cui ex compagno ha diffuso materiale che la ritraeva in atteggiamenti sessuali, causandone il licenziamento dalla scuola dove insegnava. 
Il modo in cui si usa la parola, in questo e in molti altri casi, è poco onesto; perché presenta le cose in una versione di comodo. Infatti si parla di questi episodi come se gli autori della vendetta e delle sue conseguenze fossero alcuni precisi, visibili colpevoli, e si sorvola su tutti gli altri. Cioè, si sorvola sul fatto che i colpevoli reali sono tantissimi, e che fra loro ci sono anche molti di coloro che puntano il dito contro i colpevoli più palesi. 
Vediamo i colpevoli palesi: 
1. La persona, tipicamente ex compagno, che per danneggiare una donna, o anche solo per vantarsi di essercisi accoppiato, diffonde prove visive di questi accoppiamenti. 
2. Coloro che ne aumentano la diffusione girandoli sul web. 
3. Coloro che a seguito di questa rivelazione adottano comportamenti ostili nei confronti di quella donna: pubblico disprezzo, oppure, come nell’ultimo caso, licenziamento motivato da questo disprezzo. 
 Ma se questo porn riesce a essere revenge, è perché l’intera società è complice. Di per sé un filmato non ti fa del male, non è come le percosse e le lesioni. Un filmato ti fa del male se la cosa che stavi facendo quando ti hanno filmato è una cosa brutta. Una cosa che, se venuta a sapere dagli altri, ti rovina. Ebbene, la diffusione di un filmato in cui fai sesso ti può rovinare perché la nostra società giudica male chi fa sesso. Se fosse solo una questione di pudore per la vista delle parti intime o di atteggiamenti intimi, un piccolo danno ci sarebbe, ma non si verrebbe licenziati. Né si deciderebbe di togliersi la vita, come purtroppo succede ogni anno a qualche vittima di questo tipo di vendetta, che lo fa perché si sente ormai rovinata agli occhi di tutti quelli che conosce. 
Insomma, gli indispensabili complici del propagatore del filmato sono: 
4. Tutti quelli che disapprovano e disprezzano chi fa sesso. 
E non solo: come ho cercato di spiegare recentemente, anche: 
 5. Tutti quelli che non lo disapprovano realmente, se non altro perché il sesso lo fanno anche loro; ma ne approfittano comunque per deridere, screditare o condannare chi lo fa, soprattutto se femmina, nelle mille forme che le relazioni sociali mettono a disposizione. 
Schifoso modo di mettersi al di sopra degli altri, approfittando della persistenza di una morale ipocrita. 
Cerchiamo di dare evidenza al ruolo che questa morale ha nel portare a effetto la vendetta; cioè, sforziamoci di realizzare la concreta corresponsabilità che ha, in ogni episodio di revenge porn, ciascun singolo benpensante di questa civiltà. 
 Se si trattasse di un danno oggettivo prodotto singolarmente da chi diffonde le immagini, e non del danno inferto da una morale scellerata, diffondendo delle foto o un video sarebbe possibile causare un danno altrettanto grave a una femmina e a un maschio. E invece il danno riguarda sempre una donna, perché questa morale giudica il sesso più colpevole nelle donne che negli uomini. Il danno, come si vede, dipende direttamente da diffuse credenze morali. 
Se si trattasse di un danno oggettivo e non del danno inferto da una morale distorta che vede il sesso come colpevole, si potrebbe causare lo stesso danno diffondendo immagini dove la persona anziché sesso fa altre cose. Cose anche molto intime. Diciamo, delle foto o un video in cui va di corpo, o gioca nuda con i suoi bambini, o viene visitata dal ginecologo. Certo, un simile video darebbe fastidio perché violerebbe l’intimità; ma non causerebbe rovina, licenziamento, suicidio. Qui il danno grosso non è la violazione della privatezza, ma la perdita di rispettabilità. Un video in cui una donna fa sesso la danneggia come e più di un video in cui ruba, e molto più di un video in cui scarica immondizia in un corso d’acqua. La nostra civiltà, a parole, si finge emancipata e libertaria. Ma nei fatti, se viene reso pubblico che facevi sesso ti punisce molto di più che se inquini l’ambiente di tutti. Naturalmente i fatti rivelano la verità; e la nostra civiltà, in fatto di morale sessuale, con le parole mente. 
Andiamo un po’ più a fondo, perché i complici del licenziamento della maestra di Torino non finiscono qui. Ne sono responsabili anche: 
6. Tutti coloro che quando vedono in una pubblicità una donna in atteggiamento sessualmente provocante sostengono che l’immagine della donna in quella pubblicità viene svilita. 
Di questo si è parlato recentemente anche su Micromega, ma ripetiamolo brevemente. 
Se rappresentare una donna in atteggiamento sessualmente provocante in una pubblicità è svilire e rappresentare male la donna, allora provocare sessualmente è un’azione che svilisce, e anche una maestra che fa cose di sesso è una maestra che si svilisce e si comporta/rappresenta male: quindi ha ragione la preside a considerarla incompatibile con l’insegnamento ai bambini. Per questo da anni continuo a ripetere che quella forma sessuofoba di "femminismo" che condanna ogni rappresentazione sessuale della donna è nemica delle donne. Un femminismo amico delle donne direbbe la verità, e cioè che una donna ha piena dignità anche in atteggiamenti sessuali; anche nel desiderare, invitare, accogliere l’uomo. Un femminismo che vede degradazione della donna ogni volta che la donna è associata al sesso (non come oggetto, ma come soggetto, quindi tipicamente quando invita al sesso) è un femminismo che dice brutte bugie, per la troppa voglia di vedere cattiveria negli uomini, e per la troppa voglia di credere che l’uomo, in quanto desiderante sesso con la donna, sia il nemico naturale della donna. Ma questo astio contro gli uomini conduce appunto a considerare il sesso come qualcosa che umilia e svilisce la donna, e quindi – oltre a perpetuare antiche repressioni – è anche un atteggiamento che sta in prima linea nel fornire il contesto culturale per il revenge porn. Le femministe italiane più intelligenti lo sanno bene. Speriamo che tutte le altre arrivino a capirlo. 
Poi sono colpevoli dei danni del revenge porn, cioè gli permettono di essere quello che è anziché una quasi innocua diffusione di foto e video privati, anche: 
 7. Tutti coloro che sostengono che nel prostituirsi c’è ipso facto una umiliazione e una degradazione, anche se non c’è sfruttamento ma si tratta di una scelta libera.
 Se la libera scelta di prostituirsi svilisce e degrada, mentre la libera scelta di lavorare nei campi, in catena di montaggio o dietro uno sportello non umilia e non degrada, la causa può essere solo che fare sesso svilisce e degrada. Per chi pensa che sia impossibile prostituirsi senza essere sviliti e degradati, lo svilimento non sta nel mettere a disposizione in cambio di denaro il proprio tempo, le proprie capacità, le proprie energie, ma sta nel mettere a disposizione il proprio sesso. Naturalmente è una bugia, e fare sesso non degrada una persona, quindi prostituirsi liberamente non svilisce. Ma il nucleo centrale della morale sessuofoba è purtroppo molto vivo, e fa molti danni, nella testa delle abolizioniste e degli abolizionisti della prostituzione, che quindi vedono in ogni caso degradazione nella vendita di sesso, e non nella vendita di tutte le altre cose. 
 La lista dei complici si potrebbe allungare molto; noi fermiamoci ancora su una specifica categoria: 
8. Quelli che si scandalizzano e considerano degradante che il sex appeal venga fatto valere da molte donne per procurarsi una migliore carriera e avere successo nella società. 
Non parliamo dei casi in cui sono richieste competenze che mancano, e al loro posto si offrono servizi sessuali. Parliamo dei casi in cui il fascino fisico collabora a far percepire una persona come desiderabile o efficace nel ruolo che deve ricoprire; il che in molti ruoli è del tutto reale. Perché mai farsi apprezzare per la propria intelligenza o per la propria competenza non è degradante, e non lo è nemmeno farsi apprezzare per la propria disponibilità a sgobbare, mentre sarebbe degradante farsi apprezzare per la propria bellezza, cioè desiderabilità sessuale? L’intelligenza, la competenza, la diligenza e perfino il servilismo sono cose buone, e il sex appeal no? Di essere apprezzati per la propria bellezza, o di apprezzare la bellezza di qualcuno, bisogna vergognarsi? Be’, bisogna vergognarsene solo se ciò a cui serve il sex appeal, cioè essere desiderati e godere maggiormente del sesso, è male. Solo se il sesso è una cosa da cui una brava maestrina deve restare lontana.
Ma tutte queste sono quisquilie, al paragone della più nefasta specie di complici del revenge porn, e di ogni altra sofferenza che le persone subiscono a causa della colpevolizzazione del sesso:
9. Tutti i genitori che esplicitamente, o peggio ancora implicitamente, trasmettono ai loro figli e alle loro figlie l’idea che nel sesso ci sia qualcosa di male. 
Insomma, quando si parla di revenge porn non si è onesti se si punta il dito sui colpevoli diretti e si finge di non sapere chi sono tutti quelli che gli reggono il sacco, permettendo a questa pratica di essere l’orrore che è. Ognuno di noi che puntiamo il dito dovrebbe domandarsi se davvero non è complice dell’orrore. Cioè, se davvero è completamente libero, e completamente si astiene, da qualsiasi forma di screditamento del sesso. Di cui fa parte, in ultima analisi, anche ogni convinzione che il sesso debba avvenire solo all’interno di un legame impegnativo con una singola persona; cioè che il sesso sia una cosa non degradante solo se è riscattato dalla rinuncia al sesso con tutte le altre persone, e dall’amore.

di Edoardo Lombardi Vallauri 




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FONTANA E GALLERA SONO 2 INCOMPETENTI

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József Szajer, in #OrgiaGay a #Bruxelles durante #Lockdown

József Szajer, in #OrgiaGay a #Bruxelles durante #Lockdown

Amico di Giorgia Meloni
quelli della Famiglia Tradizionale

József Szajer, in #OrgiaGay a #Bruxelles durante #Lockdown


si dimette Szajer eurodeputato del partito di Orban

József Szajer, del partito del premier ungherese Viktor #Orban - movimento mai tenero con i gay e 

sostenitore della famiglia costituita da un uomo e da una donna, è stato beccato a un festino a base di 

droga, alcol e sesso. 25 uomini, completamente nudi, impegnati in un'orgia.

Il politico, membro del partito di Viktor Orban, è stato sorpreso da una retata della polizia mentre 

prendeva parte a un festino a luci rosse, in piena violazione delle norme anti-Covid. "Chiedo scusa, è 

stato irresponsabile", ha detto l'uomo negando di aver assunto droghe. Prima di essere riconosciuto 

dagli agenti, aveva tentato la fuga calandosi da una grondaia


Uno scandalo scuote l'Europarlamento a Bruxelles. Venerdì 27 novembre la polizia ha fatto irruzione in un locale nel centro della capitale belga e ha arrestato 25 uomini che stavano partecipando a un'orgia, 
in piena violazione delle regole anti-Covid . 

Tra di loro, anche un 

eurodeputato che ha tentato di sfuggire agli agenti. L'uomo è stato identificato dalla stampa come 

l'ungherese Jozsef Szajer che ha rassegnato le dimissioni, ammettendo in una nota di aver preso parte 

alla "festa privata".

Un ultra-conservatore

Vicino al premier nazionalista Viktor Orban, noto per le sue posizioni ultra- conservatrici, il politico di 

Fidesz ha sostenuto di essersi identificato come eurodeputato alla polizia e di aver ricevuto 

"un'ammonizione verbale", dopo la quale è stato riaccompagnato a casa per verificare la sua identità. 

"Non ho fatto uso di droghe, mi sono offerto di sottopormi al test ma non l'hanno fatto", ha aggiunto 

Szajer, precisando che la pasticca di ectasy trovata sul posto "non è mia e non so come ci sia finita".

 

"Un passo falso strettamente personale"

Il politico ungherese si è quindi detto dispiaciuto per aver violato le regole: "È stato irresponsabile", ha 

detto scusandosi con "la famiglia, i colleghi e gli elettori".  Parlando di "un passo falso strettamente 

personale" da "non estendere al mio Paese o al mio partito politico". Secondo una nota dell'ufficio del 

procuratore, l'uomo è stato identificato dopo essere stato visto da un passante mentre "scappava dal 

locale al primo piano lungo una grondaia; aveva le mani insanguinate, possibile che si sia ferito 

durante la fuga," e aveva delle "sostanze stupefacenti nello zaino".



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Fondi dei Disabili Usati per una Birreria

Fondi dei Disabili Usati per una Birreria


A processo l’assessore di Fratelli d’Italia

Rinviato a giudizio per truffa e corruzione, con l’accusa di aver utilizzato dei fondi teoricamente destinati ai disabili per costruire una birreria. A finire nei guai è stato l’ex assessore ai Servizi sociali del Veneto ed ex eurodeputato Remo Sernagiotto, esponente in passato di Forza Italia e poi passato a Fratelli d’Italia. A decidere il provvedimento nei suoi confronti è stato il giudice dell’udienza preliminare di Treviso Bruno Casciarri. Oltre a Sernagiotto ci sono anche altri tre imputati, tra i quali l’ex dirigente dei Servizi sociali della Regione Veneto, Mario Modolo.


Stando ai pm i soggetti, ognuno sfruttando il proprio ruolo, si sarebbero attivati per far ottenere alla 
cooperativa “Ca’ della Robinia” a Nervesa della Battaglia (Treviso) un finanziamento per 3,4 milioni di euro per trasformare un’ex discoteca in una fattoria sociale riservata ai disabili. Soldi che però, in realtà, sarebbero stati utilizzati per realizzare una birreria. Altre quattro persone, accusate di reati minori, hanno nel frattempo patteggiato pene comprese fra un anno e mezzo e 2 anni e 4 mesi.



Il processo inizierà il 14 gennaio. Oltre a Sernagiotto è stato rinviato a giudizio anche il proprietario della discoteca Giancarlo Baldissin. La titolare della coop Milanese ha invece già patteggiato. A raccontare la vicenda è stato Il Fatto Quotidiano, che spiega come all’origine del caso ci fosse un finanziamento regionale da 3,4 milioni di euro destinato a realizzare una fattoria didattica nell’area dell’ex Disco Palace di Nervesa, che era di proprietà di Baldissin. A nascere era stata però in realtà una birreria.A beneficiare dei soldi pubblici era stata la società cooperativa Ca’ della Robinia, fondata da Bruna Milanese e dai figli Selene e Stefano Bailo, che hanno già patteggiato accuse di bancarotta fraudolenta e truffa aggravata. A difendere l’ex assessore Sernagiotto è l’avvocato Fabio Crea: “Ricordo a tutti che il rinvio a giudizio non è una sentenza di condanna e sarebbe bene che coloro che sono garantisti a giorni alterni avessero maggior coerenza”.


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Corrado Augias Sbianca Salvini in Diretta Tivù

Corrado Augias Sbianca Salvini in Diretta Tivù


Uno straordinario Corrado Augias a Cartabianca ha dato una lezione memorabile a Salvini. Bianca 
Berlinguer pone una serie di domande, dal veto di Ungheria e Polonia sul Recovery fund ai Decreti 
sicurezza, dagli sbarchi alla scuola. E, ogni volta, puntualmente, Salvini, invece di rispondere nel merito, svicola con la sua proverbiale sfilza di supercazzole, elenchi, domande retoriche e faccine. 

Finché, a un certo punto, interviene Augias. E lo riporta immediatamente al punto, obbligandolo a rispondere.“Sono ammirato dalla sua capacità di creare un frullatore in cui tutto si mescola. Dall’Ungheria ai cani per ciechi” dice. “Io vorrei riportarla alla domanda che le ha fatto Bianca Berlinguer. Lei ha detto ‘mi occupo dell’Italia’. Bene. Occuparsi della Polonia e dell’Ungheria oggi vuol dire occuparsi dell’Italia. Perché quel veto deve essere superato perché quei 200 miliardi possano arrivare. La signora Berlinguer ha detto che il veto di questi due paesi deriva dal fatto che loro non vogliono essere vincolati al rispetto dei diritti 
umani. Le faccio presente che quando c’è stata l’adesione di questi due paesi, e di tutti gli altri 
all’Unione Europea una delle condizioni era proprio il rispetto dei diritti umani. Lei che si occupa insieme a noi dell’Italia non dovrebbe battersi perché questo ostacolo venga rimosso?”Risultato? Le 
supercazzole diventano i balbettii di uno studente impreparato e arrogante davanti a un professore. 

Ecco cosa succede quando un giornalista fa domande e pretende risposte. Era Ora.



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mercoledì 2 dicembre 2020

Maradona, Eredità da Capogiro per 6 Figli


Maradona, Eredità da Capogiro per 6 Figli


Non c’è pace per Diego Armando Maradona. La morte del D10S, malgrado l’autopsia ne abbia certificato il decesso per cause naturali, è ancora avvolta da una fitta nebbia. E mentre proseguono le indagini per capire se il medico personale del Pibe de Oro abbia o meno responsabilità su quanto successo, emergono nuovi dettagli non solo sull’eredità lasciata dal campione argentino, ma anche su presunti suoi figli sparsi per il mondo e che ora chiedono il riconoscimento.

L’eredità di Maradona

Secondo quanto scrive il quotidiano spagnolo Marca (che cita un giornalista argentino amico di Maradona) l'eredità dovrebbe aggirarsi intorno al 75 milioni di dollari. Ci sarebbero numerose ville sparse in tutto il mondo, sponsorizzazioni (tra cui quella storica con Puma e con due aziende di videogiochi), investimenti vari in Venezuela e in Italia, altri beni lasciati a Dubai (case e auto di lusso) e in Bielorussia (un anello prezioso e addirittura un carrarmato). Ovviamente, nemmeno il tempo di dare l’addio e di piangere la morte di Diego, ed ecco che è partita la guerra tra eredi e presunti tali per accaparrarsi tutti questi beni.

Spuntano altri figli

Maradona ha cinque figli riconosciuti: Dalma e Gianinna (avuti da Claudia Villafane, la sua unica ex moglie legale); Jana (avuta da Valeria Sabalain); Diego Junior (il figlio di Cristina Sinagra, riconosciuto nel 2007); e Diego Fernando, figlio di Verónica Ojeda. Ma ora sono spuntati altri sei figli dell’ex numero 10 del Napoli. E tutti e sei chiedono il riconoscimento: uno si trova a La Plata, Santiago Lara; un altro a Buenos Aires; altri quattro vivono a Cuba.




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