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lunedì 3 maggio 2021

I vertici Rai nominati quando Salvini era al governo


I vertici Rai nominati quando Salvini era al governo


Ormai ospite fisso di Barbara D’Urso, ieri Matteo Salvini ha parlato del caso Fedez e della censura della Rai. Come sempre, per dissociarsi: “I vertici attuali della Rai non li ho messi io. Fedez ha pubblicato una telefonata con una dirigente Rai, 
che era la portavoce di Veltroni. ”.

Salvini dice che lui non ha scelto i vertici della Rai. Ma non è vero
Quando parla di una dirigente Salvini si riferisce a Ilaria Capitani, che è stata portavoce di Walter Veltroni nel 2006 per poi tornare a Viale Mazzini e diventare caporedattrice del Tg2. Poi è stata promossa vicedirettrice di Raitre. Ma soprattutto, gli attuali vertici Rai, ovvero il presidente Marcello Foa e l’amministratore delegato Fabrizio Salini, sono 
stati nominati quando Salvini era al governo come ministro dell’Interno.

La Rai ha chiuso il 2020 con un risultato netto consolidato in pareggio e una posizione finanziaria negativa di 523,4 milioni. Ma il pareggio di bilancio è arrivato grazie alle società controllate (Raicom e Raicinema) e al rinvio delle Olimpiadi e degli Europei di calcio cancellati per il Covid, che diversamente avrebbero innescato – secondo molti – uno squilibrio pesante nei conti stimabile tra i 120/150 milioni. Il conto economico, stando alle indicazioni di previsione. 
prevede già un meno di 60milioni di euro circa (eventi sportivi a parte).

Intanto sul caso Fedez il ministro degli esteri Luigi Di Maio dice che “un paese democratico non può accettare nessuna forma di censura”. A fare chiarezza sarà la Commissione di Vigilanza Rai che probabilmente martedì o mercoledì ascolterà il direttore di Rai3 Franco Di mare per avviare un’indagine, come ha chiarito il presidente Alberto Barachini. Ora è caccia alle responsabilità. Ieri Salini ha sostenuto “di non aver mai censurato Fedez né altri artisti né di aver chiesto testi 
per una censura di qualsiasi tipo. Questo deve essere chiaro, senza equivoci e non accettiamo strumentalizzazioni che possano ledere la dignità aziendale e dei suoi dipendenti. Di certo in Rai non esiste e non deve esistere nessun “sistema” e se qualcuno, parlando in modo appropriato per conto e a nome della Rai, ha usato questa parola mi scuso. Su questo 
assicuro che sarà fatta luce con gli organizzatori”.



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martedì 3 aprile 2018

Nuovo Governo : Solo Promesse da Rimangiare


Non vi illudete, 
non ci sarà nulla da redistribuire.

Dopo la pausa di riflessione pasquale, in attesa delle consultazioni di Sergio Mattarella per formare il nuovo governo. Capitani di qualsiasi combinazione possibile sono ovviamente la Lega e i Cinque Stelle, i “vincitori” della disfida elettorale. Impensabile un governo senza loro due, molto difficile trovare la quadra per un governo con dentro entrambi.

Il nodo vero non sono le intenzioni e i “magheggi” di Salvini e Di Maio, ma quel che saranno costretti a fare, in totale contrapposizione con le promesse elettorali che li hanno portati in cima alla piramide. In estrema sintesi, Salvini ha giurato che “brucerà la Fornero” (la legge, ovviamente) e interverrà sul sistema fiscale applicando un flat tax, ovvero una tassa sostanzialmente uguale per tutte le fonti di reddito (salari, profitti, rendite finanziarie, ecc). Di Maio ha a sua volta garantito che abbatterà i “costi della politica” e introdurrà il reddito di cittadinanza.

Tralasciamo qui l’analisi puntuale alcune di queste misure, che abbiamo già espresso in molte occasioni (una tassa uguale per tutti è un premio favoloso soltanto per i più ricchi, il reddito di cittadinanza grillino è in realtà un obbligo ad accettare qualsiasi lavoro, eliminare quasi del tutto i “costi della politica” significa consegnare i parlamentari completamente nudi alle “offerte” delle lobby, ecc) e concentriamoci invece sulla realizzabilità di queste misure all’interno del quadro istituzionale ed economico esistente.

Non c’è giornale mainstream che non ricordi i costi, in termini di spesa pubblica, di ognuna di queste proposte. L’unica che taglierebbe qualcosa sono “i vitalizi” e altre voci di contorno della busta paga di un parlamentare. Popolarissima in termini di consenso, ma risparmi solo per pochi spiccioli (qualche decina di milioni davanti a centinaia di miliardi).

Tutte le altre sono voci di spesa in espansione. Un’eresia contro cui è partito immediatamente il fuoco di sbarramento della Troika (Unione Europea, Bce, Fondo Monetario Internazionale).

L’ultimo bollettino della Bce, per esempio, esclude che si possa toccare la legge Fornero; anzi, consiglia caldamente una “riforma” ancora più drastica che allunghi ancora l’età pensionabile e, se necessario, riduca gli assegni pensionistici già in essere, abolendo subito la quattordicesima per le pensioni minime, appena istituita a fini elettorali.

Come ragiona la Bce? Come un ragioniere di lager, al solito. La premessa è che l’Europa sta invecchiando velocemente e questo inciderà pesantemente su due fronti: diminuiranno i posti di lavoro disponibili e la scarsità di giovani al lavoro abbasserà la produttività per unità di lavoro.

Non serve un premio Nobel per trovare i difetti di questa pseudo-argomentazione. I posti di lavoro vanno diminuendo a causa della prorompente avanzata dell’automazione nei processi produttivi, che elimina la necessità di braccia e menti umane sostituendo con hardware e software (robot, insomma). Questo processo, comunque, aumenta e non diminuisce la produttività per unità di lavoro. Insomma, la Bce mente sapendo di mentire. A meno di non esaminare in quali posizioni lavorative verrà impiegata la gran parte dei giovani lavoratori che vengono assunti ora o lo saranno nel prossimo futuro. E’ ovvio che se – come in Italia – la quasi totalità dei nuovi posti di lavoro è nella ristorazione, alberghiero, grande distribuzione, logistica, assistenza alla persona, ecc, con alta precarietà contrattuale e bassissima intensità di capitale, la produttività media del sistema-paese non potrà che calare nonostante il progresso della cosiddetta “industria 4.0”

Non basta, naturalmente. Dice infatti la Bce: lavoratori costretti a restare al chiodo in età avanzatissima saranno mediamente assai meno in salute e quindi graveranno maggiormente sui costi della (residua) sanità pubblica. Quindi, conclude il ragioniere di Treblinka, bisogna riformare “seriamente la spesa pubblica” di tutti i paesi europei altrimenti non si riuscirà a mantenerla entro i parametri fissati dai trattati europei.

Un essere umano normale si preoccuperebbe di individuare dei parametri che consentano all’economia di far fronte alle necessità concrete dalla popolazione. A Francoforte si ragiona all’opposto: i parametri sono intoccabili, dunque sono le popolazioni a doversi adeguare, stringendo molto di più la cinghia.

Un indenuo potrebbe dire: scusate, ma qui in ventidue anni abbiamo già fatto quattro o cinque riforme delle pensioni seguendo le vostre indicazioni (Dini, Maroni, Prodi, Fornero), com’è possibile che si debba ogni volta discutere di come tagliare un altro pezzo?

In effetti la Bce, specie sulla Fornero, ci ha detto e ci dice “bravi!”, aggiungendo anche un “ancora più avanti!”. Un ulteriore aumento dell’età pensionabile è per i banchieri centrali un obbligo fondamentale. Certo, chi come l’Italia l’ha già innalzata molto (67 anni, dal 2019) dovrà apportare modifiche minori su questo punto. Ma dovrà comunque porsi l’obiettivo di ridurre la spesa pensionistica, abbassando il livello degli assegni già erogati. 
Proprio come è stato imposto alla Grecia.

Messa così, i margini di manovra per attenuare gli effetti della Fornero sono praticamente nulli. E infatti l’espertone della Lega, Alberto Brambilla, ex sottosegretario al Lavoro nei governi Berlusconi 1 e 2 (2004-2005), estensore del capitolo pensioni nel programma elettorale della Lega, spiega con tono bellicoso dove andrà a prendere i soldi per ritoccare almeno in parte la riforma più odiata dai lavoratori italiani, specie in quei territori dove è più alta la concentrazione di dipendenti (il Nord, naturalmente). “La spesa previdenziale italiana è all’11% del Pil, non al 16: assolutamente sostenibile. Il resto è assistenza: qui spendiamo 100 miliardi all’anno, senza sapere dove vanno. Il nostro piano non è abolire la Fornero: toccare la previdenza è dinamite, guai a farlo. Ma di rivederla, questo sì. Permettendo a chi ha 35-36 anni di contributi e almeno 64 anni di età, oppure 41 anni e mezzo di contributi a prescindere dall’età di andare in pensione. Intervento chirurgico e fattibile: 50 miliardi in 10 anni. Che si coprono tagliando quell’assistenza che va ai falsi invalidi e a chi non se la merita, perché mente sui requisiti”.

Non è un mistero che il fenomeno dei falsi invalidi è prevalentemente concentrato nel Mezzogiorno, dunque la Lega da una parte non ha mai messo in programma una abolizione della Fornero, ma pensa di far comunque quadrare i conti abolendo grandi quote della spesa assistenziale (che, come ricordiamo sempre, è furbescamente addossata all’Inps, che dovrebbe occuparsi solo di previdenza). Insomma: trasferendo risorse – per quanto spesso immeritate – dal mezzogiorno al Nord. Altro che “nuovo partito nazionale”, la Lega è sempre quella vecchia, 
con giusto una spruzzata di razzismo in più…

Ma questo programma leghista sbatte pesantemente sul “blocco sociale” meridionale che ha rimpinzato di voti il M5S attendendosi – oltre che meno corruzione e qualche idea di sviluppo – anche qualche misura universale di sostegno al reddito. Dunque è un ostacolo non da poco, che costringerebbe uno dei due “promessi sposi” e perdere la faccia con il proprio elettorato sul punto principale che ha determinato il loro successo: le pensioni per la Lega,
 il reddito di cittadinanza per i grillini.

Il punto della spesa pensionistica ha già segnato uno dei passaggi più complicati dei rapporti recenti tra governi italiani e Commissione Europea, che ora ha varato un terribile rapporto sull’invecchiamento della popolazione (Ageing Report 2018)… 
per chiedere le stesse cose indicate dalla Bce.

Secondo la Commissione, infatti, la “gobba previdenziale” si avrà quando la generazione dei quarantenni attuali uscirà dal mercato del lavoro, facendola salire nel 2040 al 18,5% anziché al 16,3% come sostenuto dall’Italia. Un livello più alto di quello registrato nel 2015 ( 15,7%), e la cui previsione aveva giustificato tutte le riforme pensionistiche dal 1996 in poi.

Com’è possibile che si crei una nuova “gobba” dopo 20 anni di tagli sanguinosi per eliminarla? Nel modo più classico dell’economia, che dovrebbe tenere in considerazione – sempre – più parametri. La voce “pensioni” è una classica voce in uscita (nonostante si tratti solo di restituire a fine carriera quel che si è forzosamente accantonato, in contributi, in una vita di lavoro). Questa voce è in effetti diminuita, anche in prospettiva, ma è solo uno dei termini del rapporto debito/Pil. Il problema, soprattutto italiano, è che la spesa è scesa, sì, ma meno del prodotto interno lordo. Insomma, questo paese è e resta in crisi, non ha affatto recuperato le perdite subite nella crisi ormai decennale e soprattutto, le previsioni di crescita per gli anni a venire sono molto più basse di quelle inventate da Renzi e Gentiloni. Secondo la Commissione la crescita del Pil sarà dello 0,7% in media nei prossimi anni, anziché all’1,2% stimato dalla Ragioneria dello Stato; inoltre diminuirà di un terzo il contributo degli immigrati regolari (anche di più, applicando le “ricette” della Lega), occupazione e produttività resteranno asfittiche, l’invecchiamento della popolazione diventerà più grave e il ricambio generazionale continuamente rinviato.

E’ necessario far osservare al lettore che questa triste situazione italiana è dovuta – oltre che alla crisi globale – all’applicazione ferrea di tutti i diktat imposti negli anni passati proprio dalla Commissione. L’austerità ha falcidiato redditi e diritti, comprimendo i consumi interni e dunque la stessa crescita economica (le esportazioni, da sole, non bastano; specie in una congiuntura di incremento della competizione internazionale che si applica proprio sul terreno delle esportazioni); i giovani, pur diminuendo di numero, non hanno lo stesso trovato sbocchi lavorativi e molti hanno dovuto emigrare; il lavoro ha perso valore e peso dei contributi previdenziali (nei contratti precari, spesso, non sono neanche previsti per via degli innumerevoli “incentivi alle imprese”).

Invece di prendere atto del fallimento completo di una strategia economica, Bce-Ue-Fmi pretendono una maggiore dose della stessa medicina. Secondo il noto principio della tossicodipendenza…

In realtà, l’austerità ha rappresentato finora un meccanismo di redistribuzione della ricchezza e delle filiere produttive interne all’Unione Europea, in particolare tra i paesi della zona euro (la moneta comune è uno strumento potentissimo di disciplinamento dei vari Stati, basta ricordare i bancomat chiusi nella Grecia che votava per il referendum). Tutta a favore dei paesi del Nord e del capitale multinazionale, soprattutto finanziario (i padroni dello spread).

L’attuale Parlamento italiano dovrà ora esprimere un governo con almeno una delle due forze teoricamente euroscettiche, che hanno platealmente cavalcato il malessere della maggioranza della popolazione (oltre il 55%, se calcoliamo anche Fratelli d’Italia 
e i voti di forze rimaste sotto la soglia di sbarramento).

La prova del fuoco non è tanto nella capacità o meno di mettere in piedi un esecutivo (Salvini e Di Maio sono disponibili a qualsiasi compromesso, e si vede). Sta nel dover rispettare il “vincolo esterno” (Unione Europea e “mercati”) facendo finta di metterlo in discussione.

Un po’ di numeri aiutano a capire. Soltanto per tenere botta nel 2018 bisognerà varare una manovra da 30 miliardi: 12,4 per impedire che scatti l’aumento dell’Iva (come previsto dalla clausola di salvaguardia), 12 di minori spese per far scendere il deficit pubblico allo 0,9% (come da impegni presi con la Ue), il resto per coprire gli aumenti (miseri e già revocati) previsti dai contratti del pubblico impiego e infine per le spese incomprimibili
 (quelle militari devono aumentare, dice la Nato e la Ue).


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Disoccupati che si prefigge di portare avanti le istanze dei senza Lavoro IN RETE.
Sarebbe importante Costituire Finalmente un MOVIMENTO NAZIONALE
per Richiedere il Reddito di Esistenza a favore di tutti i Cittadini Italiani. 

venerdì 3 marzo 2017

Pensioni Precoci e Opzione Donna slittano i Decreti Attuativi


Le ultimissime novità al 3 marzo 2017 sulle pensioni precoci e su opzione donna giungono dal Governo, il primo incontro tenutosi tra l'esecutivo ed i sindacati concernente la Fase 2 sulla previdenza si è conclusa con un momentaneo nulla di fatto. Il Governo non ha posto la firma ai decreti attuativi che slittano nuovamente e che mettono a dura prova la pazienza dei lavoratori e delle lavoratrici. Il tavolo si è concluso a tarda serata con il riaggiornamento tra le parti previsto per il 13 marzo, Come l'hanno presa i lavoratori #precoci e le donne?

Novità pensioni precoci, l'ansia cresce: i decreti decadranno?
Per quanto concerne i lavoratori precoci è ormai chiaro, dopo l'incontro avvenuto tra i lavoratori ed il Professor Leonardi, che al momento la speranza di un'uscita pensionistica con quota 41 per tutti è naufragata, cosi come il Ddl 857 di Damiano. In quanto, spiega il precoce Roberto Occhiodoro, il Governo è troppo volatile e non può garantire misure di questo spessore. E' lo stesso Occhiodoro, facente parte della delegazione presente al tavolo del 28/2, ad aggiornare i compagni sulle richieste accolte e su quelle che non vedranno al momento la luce. Il primo incontro del 1 marzo 2017 non ha comunque portato, sebbene sia proceduto ad oltranza, ad una risoluzione delle questioni previdenziali. Per questa ragione il confronto tra Governo e sindacati riprenderà con un nuovo round il 13 marzo. Molti lavoratori si dicono preoccupati dell'ennesimo rinvio, mentre per Mauro D'Achille, moderatore del gruppo Facebook 'lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti', lo slittamento della firma sui decreti attuativi potrebbe anche essere positivo. Ossia determinato dalla volontà da parte del Governo di prendere più tempo per analizzare le proposte dei precoci. Poi Mauro rassicura i suoi colleghi circa i tempi tecnici, tanti temono infatti che trascorsi i 60 gg si possa rischiare il decadimento di quanto sin ora deciso in Legge di Stabilità. "Si è sempre detto il 1/3 poiché, da lì, i sessanta giorni scadono il primo maggio che è la data di inizio dei prepensionamenti", precisa il precoce. Nulla vieta, però, prosegue, che tale dpcm possa essere approvato immediatamente e non al sessantesimo giorno dalla sua presentazione. Ovvero, seppure tale dpcm venisse presentato il 30/3 e approvato dopo una settimana i tempi sarebbero comunque rispettati".

Opzione donna, decreti tardano e la paura di un ripensamento cresce
Sorte analoga per le donne che sono preoccupate qualcosa possa nuovamente andare storto. A rasserenare il gruppo '#Opzione Donna ultimo trimestre 57-58' ci pensa l'amministratrice del gruppo Rossella Lo Iacono attraverso un lungo post in cui scrive: "Il tabellino di marcia quest'anno è un po' più lento a causa di certe novità introdotte (APE) per rendere meno mordace la legge Fornero. Il pacchetto previdenziale però è unico e contiene anche OD. Il Ministro del Lavoro Poletti, in sintonia con i Sindacati ha calendarizzato tre incontri tecnici fondamentali : 1 marzo - 13 marzo - 23 marzo. Ad essi seguirà un incontro politico che segnerà la chiusura degli incontri con la stesura di un "Verbale di Intesa" generale tra le parti, che suggellerà il modus procedendi concordato ....ripeto sono inglobate tutte le novità, in tema previdenziale, inserite nella scorsa manovra finanziaria (compresa OD Ultimo Trimestre)....a margine potrebbe anche essere discussa una Opzione Donna Social , per coloro che non rientrano nella Sperimentazione ormai conclusasi con la nostra inclusione". Le donne che ambivano alla proroga dell'opzione donna al 2018 al momento rimaste a 'bocca asciutta' potrebbero dunque confidare in questo o sperare che l'ordine del giorno dell'onorevole Maestri accolto come raccomandazione abbia un seguito e suggelli il loro desiderio? #Pensioni

Il Movimento per i Diritti dei Disoccupati, si prefigge di portare avanti le istanze dei senza Lavoro, nei confronti delle Istituzioni. MDD non è un gruppo virtuale, ci riuniamo periodicamente presso la Camera del Lavoro di Milano. Sarebbe importante che si formassero altri gruppi in tutte le province lombarde per costituire una Federazione Regionale del Movimento, aumentando così la forza contrattuale dei disoccupati in Lombardia. Meglio ancora che si Formassero gruppi in tutte le Regioni Italiane, e Costituire Finalmente un MOVIMENTO NAZIONALE 
per Richiedere il Reddito di Disoccupazione a favore di tutti i Cittadini Italiani che ne hanno Diritto.

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Se sei disoccupato o se conosci dei disoccupati contattaci. 
Ci riuniamo periodicamente in Camera del Lavoro Milano 
- Corso di Porta Vittoria 43 - Sala Fiom 2° piano. 
Scrivici : 
  movdirdisoccupati(@)libero.it 

 .

giovedì 29 settembre 2016

Quota 41 : Pacchetto Previdenziale per i Precoci



Doccia fredda per i precoci o parziale vittoria? Ecco i pro ed i contro dell'accordo
Quota 41 solo per pochi, penalizzazioni cancellate, usuranti e ricongiunzioni, ecco tutti i punti del 
pacchetto previdenziale per i precoci.

L’incontro del 28/9 tra Governo e sindacati sembra si sia concluso con un accordo. Soddisfazione da 
entrambe le parti è sembrata trapelare nelle varie dichiarazioni di ieri sera. Il tavolo di discussione come era ampiamente prevedibile si è incentrato soprattutto sull’APE e la flessibilità in uscita. Più defilati, ma lo stesso importanti e molto attesi gli interventi promessi
 su #precoci, usuranti, minime e ricongiunzioni. 
Soprattutto sui precoci, sembrano parzialmente disattese le aspettative di chi pensava di riuscire a spuntare uno sconto sui 42 anni e 10 mesi di contributi necessari per lasciare il lavoro.

Quota 41 per pochi
La questione dei lavoratori precoci è stata da mesi al centro dei dibattiti e delle discussioni tra Governo e sindacati. Sembrava che fosse proprio questo uno dei punti in cui non si trovava una linea comune sui quali i sindacati minacciavano di bloccare l’accordo. Ieri però sembra che si sia trovato un accordo anche sui precoci e sul punto ad essi dedicato dal verbale di 5 cartelle che il Governo ha presentato ai sindacati. Nel tempo si è passati da #quota 41 per tutti, al bonus contributivo per tutti i contributi versati prima dei 18 anni, fino a quota 41 per pochi. Infatti, il Governo risponderà alle esigenze dei precoci concedendo la quota 41 a chi ha 12 mesi di contributi versati, anche se non continuativamente, prima dei 19 anni, ma con determinati e pesanti paletti. Oltre che rispettare il requisito contributivo, cioè 41 anni di contributi di cui un anno versato prima del diciannovesimo anno di età, potrà lasciare il lavoro nel 2017 solo chi è in gravi difficoltà. 

L’opzione sarà consentita quindi per coloro che sono senza reddito, 
perché disoccupati, senza ammortizzatori sociali, disabili o impegnati in attività particolarmente pesanti. Dal punto di vista sociale una cosa sicuramente giustissima, 
ma dal punto di vista tecnico un po’ meno.

Non tutti i precoci sono uguali
Tutti coloro che hanno iniziato a lavorare da giovani e che dal 2012 sono stati penalizzati 
dall’abrogazione della pensione di anzianità con la sua uscita a 60 anni di età e 40 di contributi, questi sono per linea di massima i precoci. Essendo troppi, il Governo ha pensato bene nell’ottica di un 
intervento al risparmio, di tagliare la platea. Anche se non esplicitamente, viene creata una nuova 
definizione di lavoratore precoce, che è quello che ha 12 mesi di contributi prima dei 19 anni. Tra le altre cose, così facendo si concede un anno e 10 mesi di sconto agli uomini, ma solo 10 mesi alle donne che potevano uscire oggi, con 41 anni e 10 mesi di contributi. Non è ancora chiara poi la postilla sui lavoratori precoci che svolgono lavori pesanti perché per i cosiddetti lavori usuranti, il Governo ha concesso, sempre nel verbale e sempre per il 2017 un anticipo rispetto alla normativa agevolata di oggi, di 12 o 18 mesi, prevedendo anche dal 2019
 la cancellazione dell’aspettativa di vita.

Ci sono anche cose positive?
Molti avranno l’amaro in bocca, soprattutto quelli che alla luce di quanto sancito ieri sera saranno 
costretti ad arrivare quasi a 43 anni di lavoro per la pensione. Ci sono però interventi buoni per molti. 
Sempre per i precoci infatti, viene cancellata la penalizzazione di assegno che oggi è in azione per chi lascia il lavoro prima dei 62 anni. Un vero precoce, che magari ha iniziato a lavorare a 15 anni e che 
continua ancora oggi, a 58 anni, con 43 di contributi potrà lasciare il lavoro senza i 4 anni di taglio di 
assegno da cui sarebbe stato penalizzato fino ai 62 anni con le regole attuali. Un vantaggio ulteriore è 
anche la possibilità di ricongiungere gratuitamente i contributi versati in diverse casse previdenziali che fino ad oggi erano a pagamento. Naturalmente bisognerà capire come ogni cassa calcolerà il suo pro rata di pensione, ma evitare il salasso delle ricongiunzioni onerose è già tanto. #pensione anticipataPensioni precoci, novità Occhiodoro: lavoratori soddisfatti a metà, cosa manca?  

Pensioni precoci al 29/9/ 2016, intervista esclusiva ad Occhiodoro: lavoratori soddisfatti a metà, la quota 41 va concessa a tutti.

Le ultimissime novità al 29 settembre sulle pensioni precoci nel giorno post incontro tra Governo e 
sindacati emergono direttamente da Roberto Occhiodoro, 
amministratore del gruppo
E mergono sensazioni contrastanti, soddisfazione per alcuni risultati raggiunti, tra questi: la #quota 41 è finalmente entrata nell'agenda politica, si è ristabilita la giusta definizione di precoce che ricomprende chi abbia lavorato almeno 12 mesi anche non continuativi prima dei 19 anni, ma resta l'amarezza sul fatto che il Governo, per ora, abbia limitato la misura ai soli precoci 'disagiati'. Vediamo nel dettaglio le parole di Occhiodoro che sintetizzano il pensiero del gruppo e soprattutto quali saranno le prossime mosse dei lavoratori. 

Novità pensioni precoci oggi, intervista ad Occhiodoro: piccoli passi avanti, ma ancora insoddisfatti
-Ieri si è stilato il verbale condiviso tra governo e sindacati, siete soddisfatti dei risultati raggiunti?

E' ovvio che non siamo del tutto soddisfatti e lo abbiamo ribadito anche ai confederali: la nostra stella polare è 41 per tutti, come andiamo dicendo da tempo e come ribadiremo nella nostra manifestazione 
che terremo prossimamente a Roma. Però dobbiamo comunque rimarcare alcune cose che erano state 
da noi richieste e che sono entrate in questo verbale e precisamente: a) definizione di precoce: dalla 
forbice 14/18 si è passati a 14/19, b) eliminazione definitiva delle penalità per tutti coloro che escono dal mondo del lavoro con le regole della legge Fornero prima dei 62 anni c) l'abolizione anche questa 
definitiva delle ricongiunzioni onerose d) quota 41 non è più un tabù ed è entrata nell'agenda politica.

Precoci, novità al 29 settembre: Quota 41 deve essere per tutti, parla Occhiodoro
- La quota 41 per ora non sarà per tutti, ma concessa unicamente a quanti avranno lavorato almeno 12 mesi , anche non continuativi, prima dei 19 anni d'età 
e si trovino attualmente in condizioni 'disagiate'. 

Ossia ai lavoratori disoccupati, agli invalidi, a quanti svolgono mestieri gravosi. Ritenete che la vostra battaglia abbia portato, almeno in parte, a dei buoni risultati?

Certo la misura per il momento riguarda una fascia ristretta di lavoratori, ma noi non molliamo e per 
quanto sarà nelle nostre possibilità, cercheremo di portare questa quota a tutti. Tengo a precisare che 
questi punti sopra elencati facevano parte dei nostri 11 presentati sia al governo che ai Sindacati, 
dunque qualcosa, che per alcuni sarà poco, è stato raggiunto.

Ultime news pensioni precoci: quali le prossime mosse?
-Quando sarà il prossimo tavolo di confronto tra lavoratori e Nannicini e quali saranno le vostre 
prossime mosse/ richieste?

Non abbiamo ancora fissato il nuovo incontro con il Governo, lo faremo nei prossimi giorni. Ma una cosa è certa ribadiremo, in ogni dove, la nostra richiesta madre: quota 41 deve essere per tutti. Stiamo organizzando una manifestazione massiccia a Roma sotto Montecitorio allargata anche ad altre realtà 
che come noi soffrono per la legge Fornero e per alcune nuove regole che il Governo Renzi vuole 
imporre in ambito previdenziale e al massimo domani sapremo il giorno preciso. Ma non ci fermeremo a questa stiamo, infatti, studiando forme di lotta anche sui vari territori dove sono presenti i nostri Comitati. 

Insomma noi non ci fermiamo assolutamente finché in questo Paese non verranno di nuovo riaffermati i diritti sacrosanti dei lavoratori. 
#Pensioni



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- Corso di Porta Vittoria 43 - Sala Fiom 2° piano. 
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