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venerdì 9 aprile 2021

Fontana ed i Milioni Evasi

Fontana ed i Milioni Evasi


La mala amministrazione della giunta fascioleghista lombarda con aggiunta di Moratti.....
Trust e investimenti: Fontana così ha ripulito i milioni evasi
ROGATORIA FIRME FALSE E TRUCCHI:TUTTE LE BUGIE

Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana dovrà spiegare molte cose rispetto all’inchiesta sui conti esteri e sui 5,3 milioni di euro scudati nel 2016. Nella ricostruzione fatta dalla Procura di Milano, che due giorni fa ha inviato una richiesta di rogatoria in Svizzera, emergono ora dettagli inediti. A partire dall'attivismo di Fontana, è spiegato negli atti, rispetto alla ripulitura (anche grazie a investimenti ad alto rischio) di una parte importante (circa 2 milioni) di evasione fiscale grazie a una Voluntary disclosure usata in modo alterato. Di più: il governatore lombardo non ha mai avuto delega a operare sul conto aperto nel 2005 se non dopo la morte della madre. La signora Brunella morirà nel 2015, eppure nella dichiarazione dei redditi del 2014, Fontana, allora sindaco di Varese, dichiarerà di avere la delega per movimentare il denaro. 
UNA SECONDA nuova bugia, per come è stato ricostruito dai magistrati, che si aggiunge alla prima nota e che gli è valsa l’accusa di falsa dichiarazione involuntary. Reato a cui è collegato quello di autoriciclaggio. Fontana, è spiegato negli atti dell’inchiesta, nella procedura di voluntary da un lato dichiara che tutto il denaro è frutto dell’evasione della madre e dall’altro utilizza questo denaro, anche provento di sua evasione secondo la Procura, per fare operazioni sul mercato finanziario, alcune ad alto rischio, reimpiegando così denaro di “provenienza illegale”. Nel febbraio 2016, otto mesi dopo la morte della madre, c’è una prima successione ereditaria di1 milione tra beni immobili, azioni e quote societarie. Quattro mesi dopo, Fontana integra la sua dichiarazione di successione per altri 5,5 milioni. Si tratta del tesoretto estero. Le procedure di Voluntary disclosure iniziano già nel settembre 2015 per 5,3 milioni in collaborazione con l’avvocato Valerio Vallefuoco. Denaro distribuito su due conti di Ubs Lugano. La prima relazione con codice finale (...) viene aperta nel novembre del 1997 ed è intestata a Maria Giovanna Brunella. Qui Fontana può operare. Otto anni dopo, nell’agosto 2005, il conto viene chiuso con motivazione: costituzione trust. Un mese prima, infatti, il denaro sarà trasferito su una seconda relazione sempre presso Ubs collegata alla società offshore di Nassau Montmellon Valley Inc istituita da una fondazione familiare chiamata “Obbligo” con sede a Vaduz nel Liechtenstein. Nel 2014, quando la signora Brunella ha passato i 90 anni, interviene una nuova e inedita schermatura. Fontana, ricordiamo, è ancora sindaco di Varese. Nell’agosto 2014 così tutte le azioni della Montmellon Valley vengono cedute a TectumTrust Ma che si pone come truwstee della fondazione di Vaduz. La Procura ha individuato il regolamento della Fondazione dal quale si comprende che la signora Brunella ha diritto esclusivo sul patrimonio. Non vi è, ancora una volta, riferimento ad altri beneficiari. Nell’agosto 2005 quando il denaro passa nel secondo conto il saldo lievita fino a 6 milioni di euro. Qualcosa non torna visto che sul conto del 1997 erano presenti 3,5 milioni. 
QUANDO VIENE aperta la seconda posizione vi è una immissione di denaro nuovo. Di chi è? Sicuramente non è della madre, sostiene la Procura. E per farlo porta in dote il valore della pensione della signora che supera di poco i 20mila euro l’anno. E visto che Maria Giovanna Brunella va in pensione nel 1998, è difficile pensare che da quell’anno al 2005 abbia accumulato 2,5 milioni di euro. Rispetto poi alla provvista totale dei 5,3 milioni una nota dell’Agenzia delle entrate depositata il 21 gennaio spiega che il patrimonio censito nel 2014 è poco congruo rispetto agli stipendi percepiti dai genitori di Fontana tra il 1988 e il 2004. Ma vi è dipiù. Secondo una perizia grafologica la firma con cui la madre di Fontana dà il via libera al trasferimento di denaro dal primo al secondo conto è falsa. Nella perizia si analizzano altre firme della signora prese da alcune denunce fatte ai carabinieri. E non vi è corrispondenza. Secondo la Procura, ci sono forti dubbi anche sulle firme di madre e figlio per l’apertura del conto del1997. Quella di Fontana sarebbe stata fatta in tempi successivi e luoghi differenti rispetto a quella della madre. 
EMERGE, DUNQUE, secondo la lettura dell’accusa, una forte posizione primaria di Fontana in relazione a questi conti. L’attivismo del presidente prosegue anche dopo lo scudo e ciò costituirà, per i magistrati, la base (oltre alla voluntary) per l’accusa di autoriciclaggio. Nel settembre 2015, in contemporanea con le procedure di emersione, Fontana dà mandato alla milanese Unione fiduciaria di gestire il patrimonio scudato. Nasce una terza relazione bancaria presso Ubs sulla quale arrivano tre trasferimenti di liquidità per 3,1milioni e 35 trasferimenti di titoli per 2,1milioni. Il governatore poi aderisce a un programma di investimento di Ubs con un profilo di rischio elevato.Tutto avviene dopo lo scudo. Eppure, è spiegato in Procura, tra i documenti della voluntary vi è un foglio in parte bianco: è quello che dovrebbe indicare come sono stati creati i fondi esteri. NONOSTANTE QUESTO, l’emersione con una procedura alterata va a buon fine. La Procura ha cercato per mesi i documenti della voluntary senza trovarli. Per farlo ha sentito quattro persone ricevendo in cambio risposte evasive. Fabio Frattini, commercialista di Varese, si sarebbe solo limitato a trasmettere gli atti. Paolo Vincenti si è occupato del quadro Rw sui redditi all’estero. Un terzo professionista è morto. Mentre Vallefuoco si appella a un allagamento che ha coinvolto il suo ufficio. Fatto è che lo scudo fiscale così compilato, secondo la Procura, ha permesso a Fontana di ripulire parte dei 5,3 milioni e di risparmiare in sanzioni 171mila euro. Il tutto a partire da una voluntary, secondo i pm, alterata. Ora si attendono le risposte 4dalla Svizzera. La Procura hachiestola documentazione di apertoa dei dueconti, i nomi dei soggetti dele-gati a operare e gli estratti con-to.Tutto però potrebbe essere anticipato da Fontana se, come annunciato dalla difesa, metterà a disposizione i documenti e la sua testimonianza.





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mercoledì 31 marzo 2021

Lombardia, Fontana Indagato per Autoriciclaggio e Falsa Dichiarazione

Lombardia, Fontana Indagato per Autoriciclaggio e Falsa Dichiarazione


Il comunicato del procuratore Greco, che ha spiegato di aver inoltrato alle autorità elvetiche una rogatoria per "completare la documentazione allegata alla domanda di voluntary disclosure" presentata "dall’avvocato Attilio Fontana", presidente della Lombardia, per
 "approfondire alcuni movimenti finanziari"

Autoriciclaggio e falsa dichiarazione in voluntary disclosure. Sono le ipotesi di reato con cui la Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati il governatore di Regione Lombardia Attilio Fontana. Contestualmente, i pm hanno chiesto una rogatoria in Svizzera sul conto corrente bancario del presidente lombardo, spiegando alle autorità elvetiche di voler “completare la documentazione allegata alla domanda di voluntary disclosure del 2016” presentata “dall’avvocato Attilio Fontana“, presidente della Lombardia, per “approfondire alcuni movimenti finanziari”. A darne notizia della rogatoria è stato il procuratore Francesco Greco, con un comunicato stampa in cui ha spiegato come la difesa del governatore si sia “oggi dichiarata disponibile a fornire ogni chiarimento” anche con produzione di documenti o “presentazione spontanea dell’assistito”. Al centro della tranche di indagine emersa col caso ‘camici’ ci sono i 5,3 milioni di euro su un conto svizzero scudati nel 2015 dal politico varesino, già indagato per frode in pubbliche forniture sul caso ‘camici’. La richiesta di assistenza giudiziaria si è resa necessaria in quanto ci sarebbero flussi non chiari e mancherebbero alcuni documenti per avere tutte le spiegazioni possibili su alcune movimentazioni.

Era dall’estate scorsa che i pm di Milano indagavano sul conto legato a un trust costituito nel 2005 alle Bahamas dalla madre del presidente lombardo, sul quale era confluito il patrimonio di un precedente trust, datato 1997 e sempre con sede a Nassau. Denaro, oltre 5 milioni di euro, che era stato “scudato” e arrivato nel suo deposito in Svizzera. Un tesoretto che era finito all’estero, a dire del governatore, che certamente non poteva essere frutto di un reato. L’affaire del trust era emerso durante gli accertamenti dell’inchiesta sul caso dei camici in Lombardia in cui Fontana è indagato per frode in pubbliche forniture. Mentre il cognato del presidente Andrea Dini, che controlla la società Dama, e Filippo Bongiovanni, dg di Aria sono indagati anche di turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente). Nel mezzo dei primi mesi dell’emergenza coronavirus era esploso il caso dei 75mila camici e altri dispositivi di protezione individuale per oltre mezzo milione di euro acquistati dalla società Dama dalla Regione Lombardia. 
Operazione che era stata trasformata in corso d’opera in donazione.

Il cuore dell’inchiesta riguardava la fornitura con tutte le sue anomalie, ma la procura aveva puntato l’attenzione sul conto in Svizzera con depositati 5,3 milioni del presidente della Lombardia. L’esistenza del patrimonio milionario detenuto alla Ubs di Lugano (Fontana è stato multato dall’Anac per aver omesso la dichiarazione dello stato patrimoniale relativa al 2016, quando era ancora sindaco di Varese) era emersa proprio perché dal conto elvetico di Fontana sarebbe dovuto partire il bonifico di 250mila euro, poi bloccato in quanto operazione sospetta dall’Uif della Banca d’Italia, a titolo di risarcimento al cognato per il mancato profitto derivato dalla trasformazione della fornitura in donazione. I pm hanno quindi ricostruito, in base alla documentazione che la Guardia di Finanza, ha raccolto le movimentazioni di quel conto che non sarebbe stato dormiente e mettere a fuoco le entrate e le uscite registrate negli ultimi anni in particolare nel periodo precedente 
sua regolarizzazione con la voluntary disclosure.

Dopo la notizia delle accuse nei confronti di Fontana, gli avvocati Jacopo Pensa e Federico Papa, legali del governatore, hanno diramato una nota stampa con la loro versione dei fatti: “Il comunicato della Procura della Repubblica dà conto della volontà del presidente Fontana di non lasciare ombra alcuna in ordine alla procedura della Voluntary, su cui i magistrati intendono fare chiarezza definitiva“. Anche le opposizioni in consiglio regionale, tuttavia, hanno detto la loro sulla vicenda, definita “l’ennesimo duro colpo inferto dal centrodestra a trazione leghista all’onore e alla reputazione di questa regione”. È questo il giudizio del capogruppo del M5s Massimo De Rosa, convinto che “l’orgoglio dei cittadini lombardi è ancora una volta umiliato dalle difficoltà di questa Giunta, il cui mandato è scandito quotidianamente da scandali, errori e disagi per la popolazione. Riteniamo che il governatore Fontana – ha concluso – debba intervenire al più presto in Aula per chiarire al Consiglio 
Regionale la propria posizione”.




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domenica 21 febbraio 2021

Fontana e Moratti ma Lombardia in Tilt

Fontana e Moratti ma Lombardia in Tilt



La vaccinazione antinfluenzale fallita e finita.
 La “scoperta” che creare zone rosse fosse possibile.
 L’improvvisa rimozione del dg alla Sanità. Sì, 
si va proprio alla grande nella Regione amministrata da Fontana e Moratti

Varrebbe la pena andare a rivedere le immagini di Fontana e Gallera mentre assicuravano di non avere nulla da rimproverarsi sulle azioni messe in campo da Regione Lombardia per fronteggiare la pandemia. Varrebbe la pena scrutare con attenzione, tenerle bene a mente, quelle facce così convinte, quasi con sicumera, mentre accusavano i giornalisti di voler remare contro, di vedere errori che non esistevano, mentre garantivano che tutto andava bene, che tutto sarebbe andato bene, che i vaccini antinfluenzali sarebbero stati fatti, che la Lombardia era solo vittima di una serie sfortunata di circostanze. Quelle circostanze sfortunate in effetti erano loro.

Gallera non c’è più, silurato perché ingenuo nelle dichiarazioni e perché gran collazionatore di figure di tolla (come si dice in Lombardia). È stato il capro espiatorio perfetto per essere linciato in nome della salvezza di tutti gli altri. Qualcuno ha osato pensare che avere cacciato Gallera fosse un’ammissione di colpa ma anche in questo caso Fontana se l’è presa sul personale e ha avuto il coraggio di dirci che no, che Gallera era solo un po’ “stanchino” (ha avuto il coraggio di dire davvero così). Peccato che qualche settimana dopo proprio Gallera si sia lasciato sfuggire in una trasmissione di una televisione locale che no, non era stanco, e che era stato Salvini a silurarlo.

Poi è arrivata Letizia Moratti con una nomina che ha tutto il sapore di un commissariamento. Ma come? La fulgida Lombardia aveva bisogno di una perdente per risollevarsi? Niente, non hanno mai risposto. Tra l’altro Moratti non ha fatto rimpiangere per niente Gallera in tema di figure barbine iniziando subito a bomba con la sua proposta di un vaccino in base al Pil. Intanto la campagna vaccinale antinfluenzale è miseramente fallita e finita. Poi ci hanno detto che entro giugno avrebbero vaccinato tutti i lombardi. Ora dicono che no, che si erano sbagliati. È arrivato pure Bertolaso. Ma come? Ma mica la Regione era talmente brava e competente?

Poi è successo che Regione Lombardia abbia chiuso dei comuni, trasformati in zona rossa per le varianti del virus. Ma come? Ma mica Fontana ci aveva detto che era compito del governo? E ora invece si può? E perché allora non si è chiusa la bergamasca? 
Quanti morti si potevano risparmiare? Nessuna risposta.

Ieri è stato fatto fuori il direttore generale alla Sanità Marco Trivelli. Sono rimasti sorpresi anche i consiglieri di maggioranza. Il comunicato della Regione è imperdibile: «Si tratta di destinare un’importante risorsa in termini di competenza ed esperienza alla guida di un’area strategica per la quale l’assessorato al Welfare di Regione Lombardia vuole riservare la massima attenzione». L’hanno spedito all’ospedale di Vimercate, il direttore generale, 
e vogliono farci credere che sia quasi una promozione.

Per inciso: Trivelli aveva sostituito 8 mesi fa, sotto Gallera, Luigi Cajazzo, oggi indagato dalla procura di Bergamo per il caso dell’ospedale di Alzano Lombardo, riaperto il 23 febbraio 2020 nonostante l’accertamento dei primi casi di Covid. Trivelli era quello che difendeva Fontana sui dati sbagliati inviati da Regione Lombardia, quello che ci assicurava 
che i vaccini antinfluenzali stavano andando alla grande.


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Fontana e Moratti Non dovrebbero fare i Politici

Fontana e Moratti  Non dovrebbero fare i Politici


Le parole dell'europarlamentare del Partito Democratico 
sull'avvicendamento alla guida direzione Welfare in Lombardia


Fontana e Moratti licenziano un altro direttore generale della sanità lombarda. In realtà sono loro quelli che dovrebbero andare a casa. Questo in un post sui social il commento  dell'europarlamentare del Pd Piefrancesco Majorino sulla sostituzione di Marco Trivelli con Giovanni Pavesi alla direzione generale del Welfare lombardo.

Dello stesso tenore era stata la reazione delle opposizioni in Regione, con Fabio Pizzul (Pd) che aveva messo in luce come si trattasse dell'ennesimo "cambio al vertice della sanità lombarda dall'inizio della pandemia" che però non risolveva di certo "le difficoltà e le inefficienze della Regione di fronte al virus", e Massimo De Rosa (Movimento Cinque Stelle) che definiva i continui cambiamenti come "atto di accusa pubblico dell'assessore Moratti alla gestione Fontana".

"Questo modo di governare la nostra regione - aveva fatto eco Pietro Bussolati (Pd) - deve finire. Non possiamo continuare ad essere noi cittadini a pagare il conto delle loro inadeguatezze". La nomina di Pavesi a nuovo il direttore generale al Welfare è giunta a circa un mese di distanza dal passaggio dello stesso assessorato, con Letizia Moratti che ha preso il posto di Giulio Gallera.

Il nuovo dg al Welfare lombardo, il 59enne Giovanni Pavesi, ex dg dell'Usl 8 Berica,  dell'Ulss 6 Vicenza ed ex commissario straordinario dell'azienda Ulss 5 Vicenza, vanta una lunga esperienza sul tema. La stessa regione, in un comunicato, lo presenta come un "esperto di management sanitario, che vanta una proficua attività di collaborazione con l'università Bocconi di Milano-Cergas Sda, Centro di ricerca e gestione dell'assistenza sanitaria e sociale, in particolare in materia di management delle aziende sanitarie in tempo di crisi e modelli di governance per il procurement sanitario". 




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domenica 23 agosto 2020

Fontana Menzoniero ecco i Movimenti del suo Conto Svizzero

Fontana Menzoniero ecco i Movimenti del suo Conto Svizzero

Fontana Menzoniero ecco i Movimenti del suo Conto Svizzero

Il governatore ha detto che il conto con il suo tesoro nascosto al fisco "non era operativo dagli anni 

Ottanta". Ma è stato aperto nel 1997 e i soldi hanno continuato a uscire ed entrare fino al 2015

Giovanni Tizian



Era un conto non operativo”, ha detto il governatore Attilio Fontana a Repubblica. Ma i documenti 

smentiscono la sua versione sui conti all’estero intestati alla madre a partire dal 1997 e ai quali il 

governatore aveva accesso. 

I flussi finanziari dimostrano che il secondo conto estero, del quale Fontana era erede beneficiario, era 

molto attivo. Nel 2009 la madre di Fontana aveva 87 anni e sul deposito c’erano 4.565.839 milioni di 

euro, cinque anni dopo il conto era più ricco di quasi 200 mila euro.  

Fontana sapeva di queste movimentazioni sul conto estero in anni recenti? Il governatore non ha 

risposto neanche questa volta alle nostre domande.  






“I miei hanno sempre pagato le tasse, mio padre era dipendente della mutua, mia madre una super 

fifona, figurarsi evadere. Non so davvero dirle perché portassero fuori i loro risparmi.

 Comunque era un conto non operativo da decine di anni. 

Penso almeno dalla metà degli anni Ottanta”. Il presidente della 

regione Lombardia, Attilio Fontana, ha risposto così a 

Repubblica in una lunga intervista pubblicata oggi.

La versione del governatore lombardo, tuttavia, è contraddetta dai documenti bancari allegati al 

fascicolo della voluntary disclosure, lo scudo fiscale per il rientro dei capitali all’estero.

I documenti rivelano che nel 1997 la madre del governatore, Maria Giovanna Brunella, ha aperto il 

primo conto estero numero 247-683404 e ha affidato al figlio la procura,

 cioè la delega a operare su quel deposito.

La data è importante: nel 1997 il leghista era da due anni sindaco di Induno Olona, la madre una 

dentista di 74 anni. Perché, quindi, Fontana ha detto a Repubblica che il conto nei paradisi fiscali dei 

suoi genitori non era operativo almeno dalla metà degli anni Ottanta se nei documenti ufficiali risulta 

l’apertura del conto alle soglie del terzo millennio? Soltanto il presidente Fontana potrebbe spiegare 

questa contraddizione. Ma alle nostre domande inviate tramite l’ufficio stampa non ha risposto.

C’è di più. Nel 2005 il patrimonio presente sul conto aperto otto anni prima, è stato  trasferito in un 

secondo deposito collegato al trust Montmellon valley, con sede a Nassau, la capitale delle Bahamas. 

Di questo nuovo conto intestato sempre alla madre, Fontana era indicato come erede beneficiario. 

L’analisi dei flussi finanziari trasferiti da un conto estero all'altro dimostra il contrario di quello che ha 

dichiarato Fontana a Repubblica: “Non era operativo da almeno gli anni Ottanta”.



Tra il 2009 e il 2013, infatti, c’è vita sul conto che erediterà Fontana. Nel 2009 la cifra depositata è di 

4.565.839 milioni, l’anno successivo cresce di 129mila euro. 

Nel 2011, invece, il deposito è di 4.162.911 

milioni: decresce, quindi, di oltre mezzo milione di euro. L’anno successivo viene rimpolpato con 

442mila euro. Alla fine del 2013 sul conto giacciono 4.734.478 milioni, quasi 200mila euro in più 

rispetto al 2009. 

Cifre comunque inferiori ai 5,3 milioni ereditati da Fontana e regolarizzati nel 2015 con la 

voluntary disclosure. Rispetto al 2013 mancano 600mila euro rispetto a quelli indicati nella relazione 

sull’adesione volontaria allo scudo fiscale. Un altro mistero che solo il governatore può chiarire.

Durante questa altalena di movimentazioni bancarie all’estero, Fontana era sindaco di Varese e sua 

madre, l’intestataria del trust, una ex dentista di novant’anni. Più che un conto morto, “non operativo”, 

come ha sostenuto Fontana nella sua difesa con Repubblica, sembra al contrario molto vitale. Possibile 

che l’allora primo cittadino di Varese fosse all’oscuro delle mosse finanziarie della madre novantenne. 

Oppure ne era a conoscenza? Anche su questa questione Fontana

 ha preferito non rispondere alle nostre domande.

I documenti bancari restituiscono anche altri dettagli coperti finora dalla riservatezza che avvolge le 

procedure di adesione volontaria allo scudo fiscale. Procedura che ripulisce i tesoretti dell’evasione 

fiscale accumulati nei trust, che funzionano da cassaforte finanziaria, sparsi nelle isole dei Caraibi.

Per quanto Fontana sostenga che non si tratta di profitti da evasione, l’Agenzia delle entrate nel 

fascicolo della procedura di voluntary avviata nel 2015, dopo la morte della madre, ha scritto: “Le 

violazioni oggetto di emersione sono state commesse nel 2009, 2010, 2011, 2012, 2013”. 

E aggiunge il 

motivo della violazione: “Mancato assolvimento degli obblighi di monitoraggio fiscale”.

Le carte ufficiali non mentono. Fontana, avvocato esperto, dovrebbe saperlo.




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FONTANA E GALLERA SONO 2 INCOMPETENTI

FONTANA E GALLERA SONO 2 INCOMPETENTI


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lunedì 18 maggio 2020

Fontana e la EX di Salvini si Prendono la Fondazione Fiera


Fontana e la EX di Salvini si Prendono la Fondazione Fiera


La Fondazione Fiera sta per passare sotto le insegne della Lega. Infatti, grazie alle nomine decise martedì sera da Regione Lombardia, è in procinto di prendere il controllo di uno degli enti più ricchi e potenti della Lombardia. Una manovra possibile grazie all’indicazione espressa dal governatore lombardo, Attilio Fontana, di Enrico Pazzali  per la carica di presidente e, soprattutto, dell’avvocato Giulia Martinelli nel ruolo di consigliere di amministrazione e probabile vicepresidente. Non un legale qualsiasi, la Martinelli, ma la potentissima capa della segreteria dello stesso Fontana, nonché ex compagna di vita di Matteo Salvini, col quale condivide una figlia. Una figura rimasta nell’ombra fino a oggi – sebbene al Pirellone non sia un mistero per nessuno che fosse lei spesso a “suggerire” le mosse a Fontana, grazie a una linea diretta con Salvini ,
e che ora fa il grande balzo.

Il blitz del presidente della Regione ha alla fine ricevuto anche il via libera del Comune di Milano che non ha ritenuto opportuno fare osservazioni e opporsi alla designazione di Pazzali. “Non combatto battaglie perse in partenza“, avrebbe detto Beppe Sala ai suoi più stretti collaboratori, forse considerando anche i diversi tavoli di confronto aperti con il Pirellone. Scelte invece fortemente criticate dal Pd lombardo che, per bocca del proprio capogruppo, Fabio Pizzul attacca: “Quella della Lega è un’occupazione capillare degli spazi di potere, con persone scelte in ragione della loro fedeltà. Si vedono inoltre nomi di una stagione passata che non ha lasciato di sé un buon ricordo“. Per Pizzul sulle nomine Regione Lombardia continuerebbe “a mostrare un modo di fare che non rende ragione della tradizione di apertura che in altri tempi ha caratterizzato la Lombardia”.

In pratica si tratta di uno spoil system in piena regola e in salsa leghista che si rafforza con l’indicazione a consiglieri d’amministrazione di Fabrizio Grillo – ex segretario generale del Padiglione Italia durante Expo 2015, dove si occupava di cerimoniale internazionale, un nome certo non lontano dall’area ideologica del Capitano –, e del geometra Antonio Lucio Colombini.

La manovra di occupazione della controllante della Fiera spa si completerà, molto probabilmente, nei prossimi giorni con l’attesa nomina di Stefano Cecchin a direttore generale. In questo modo si ricostituirà ai piani più alti e con maggiori poteri il tandem Pazzali-Cecchin che aveva governato la Fiera dal 2009 al 2015 con risultati gestionali quasi sempre deficitari. Ora bisognerà vedere quali saranno le prime mosse dei nuovi vertici anche nei confronti della controllata Fiera spa, oggi completamente risanata dopo essere passata per un aumento di capitale da 70 milioni e le sabbie mobili del commissariamento giudiziario.

Ma anche per Fontana si tratta di un ritorno in grande stile, in quanto fino al 2016 aveva fatto parte del consiglio di amministrazione di Fiera spa poi azzerato per volontà della procura di Milano che aveva riscontrato pesanti carenze nel sistema dei controlli sui fornitori. Una rete non in grado di prevenire infiltrazioni mafiose, un sistema di competenza del settore corporate di Fiera Spa.

Pazzali era uscito da Fiera nella primavera 2015 alla scadenza del secondo triennio da amministratore delegato beneficiando anche di una buonuscita da 1,4 milioni che gli era stata garantita da Fontana quando questi era nel cda e presiedeva il Comitato remunerazioni. A sua volta Pazzali, prima di lasciare la società aveva assicurato un ricco paracadute a Cecchin, incassato da quest’ultimo nel 2018 al momento dell’addio a Fiera. Ma Fontana ha fatto di più, aveva “ripescato” Cecchin nominandolo in pieno agosto presidente di Arpa, l’Agenzia regionale per l’ambiente. E ora, a distanza di neanche un anno, il nuovo cda della Fondazione potrebbe richiamarlo
 a gestire l’intero universo della Fiera di Milano.
Sotto l’occhio vigile dell’avvocato Martinelli.



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FONTANA E GALLERA SONO 2 INCOMPETENTI

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