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giovedì 1 aprile 2021

Vaccino Obbligatorio per Medici ed Infermieri e Sanzioni per i no-vax


Vaccino Obbligatorio per Medici ed Infermieri e Sanzioni per i no-vax

Obbligo vaccinale non solo per il personale medico, 
ma anche per infermieri, operatori delle Rsa e lavoratori delle farmacie.
Il nuovo decreto Covid firmato dal Consiglio dei Ministri, prevede l’introduzione dell’obbligo di vaccinazione anti-Covid per tutti gli operatori del mondo sanitario.

Entro 5 giorni dall’entrata in vigore del decreto, ogni ordine professionale territoriale interessato dal provvedimento deve trasmettere l’elenco dei suoi iscritti, così come devono farlo per i loro dipendenti i datori di lavoro di questi operatori.

Entro dieci giorni dalla ricezione degli elenchi, le Regioni e le Province autonome devono verificare se questi soggetti si siano già vaccinati. Chi non risulta vaccinato o non ha presentato richiesta per farlo, viene segnalato all’azienda sanitaria locale. La quale invita questi soggetti a presentare, entro cinque giorni, documentazione di avvenuta vaccinazione, o il suo differimento o la richiesta di essere sottoposti a somministrazione delle dosi.


 
Oppure spiega perché non si è sottoposto al vaccino, in caso di problemi di salute come specificati nel decreto. Se non viene presentata questa documentazione, l’azienda sanitaria locale invita il soggetto a ricevere la vaccinazione.

Le sanzioni per chi non rispetta obbligo saranno: demansionamento o sospensione.

Nel caso in cui non venga osservato l’obbligo vaccinale, l’azienda sanitaria lo comunica sia all’interessato che al suo datore di lavoro e all’ordine professionale di appartenenza. Con questo atto “determina la sospensione dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio 
di diffusione del contagio da SARS-CoV-2”.

Inoltre si prevede la sospensione da parte dell’ordine professionale di appartenenza. Una volta ricevuta la comunicazione, il datore di lavoro affida al soggetto che non si è vaccinato mansioni diverse, anche inferiori, con il corrispondente trattamento salariale, il che vuol dire che è possibile una diminuzione dello stipendio. Nel caso in cui non sia possibile affidare nuove mansioni a questi soggetti, allora è possibile ricorrere alla sospensione dal lavoro senza retribuzione o compensi.

Sanitari no-vax sospesi sino a fine anno
E durerà al massimo sino al 31 dicembre del 2021 la sospensione dei sanitari no vax. La sanzione scadrà prima se gli interessati ci ripenseranno e si sottoporranno alla vaccinazione o comunque al completamento del piano vaccinale.La sospensione interverrà solo se non sarà possibile l’assegnazione a mansioni diverse del lavoratore che non implicano il rischio di diffusione del contagio.

VACCINI ANCHE IN FARMACIA
Via libera alle vaccinazioni anti-Covid nelle farmacie: i farmacisti potranno dunque somministrare direttamente il vaccino, previa la frequenza di corsi di abilitazione organizzati dall’Istituto superiore di sanità, ma saranno esclusi dalla vaccinazione i soggetti ad estrema vulnerabilità o chi abbia avuto pregresse reazioni allergiche gravi.

Le modalità operative per la partecipazione dei farmacisti alla campagna vaccinale sono indicate nell”Accordo quadro tra governo, regioni-ppaa, Federfarma e Assofarm per la somministrazione da parte dei farmacisti dei vaccini anti SarsCov2′, firmato dal ministro della Salute Roberto Speranza.


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giovedì 16 aprile 2020

Coronavirus, Premio da Mille Euro agli Infermieri


Bonus 'Fermiamolo insieme' al personale Covid   di tutte le strutture del Gruppo San Donato



Bonus 'Fermiamolo insieme' al personale Covid 
di tutte le strutture del Gruppo San Donato.

di NICOLA PALMA

Milano, 16 aprile 2020 - Un bonus da mille euro per gli infermieri in prima linea contro il coronavirus. E lo stesso incentivo, da 500 euro, per gli operatori socio-sanitari (Oss). Così il Gruppo San Donato ha scelto di premiare il personale che in queste settimane di strenua lotta alla pandemia sta lavorando senza sosta per curare i pazienti Covid-19: il contributo extra, denominato "Fermiamolo insieme", riguarderà tutti coloro che hanno prestato servizio nel mese di marzo
 e verrà erogato con lo stipendio di aprile.

L’iniziativa, che stando a quanto risulta al Giorno è stata presa direttamente dalla famiglia Rotelli, coinvolgerà tutte le 19 strutture del gruppo: dal San Raffaele al Policlinico San Donato, dal Galeazzi agli ospedali della Bergamasca. L’obiettivo: riconoscere lo sforzo che i dipendenti hanno prodotto e stanno producendo in questa emergenza sanitaria senza precedenti. Finora misure del genere erano state prese solo da enti pubblici: la Regione Emilia Romagna ha destinato mille euro a medici, infermieri, tecnici e operatori socio-sanitari, mentre la Regione Lazio ha sottoscritto un accordo coi sindacati che riconosce un bonus da 600 a mille euro "per tutti coloro che sono impegnati contro l’epidemia di Covid-19"; e un provvedimento simile è allo studio anche in Liguria. Il Gruppo San Donato è il primo privato a prendere questa decisione, della quale beneficeranno 6mila lavoratori.

Come detto, il bonus verrà erogato anche ai dipendenti del San Raffaele, anche se in via Olgettina l’annuncio della dirigenza ha indirettamente generato una polemica sindacale. Secondo quanto ricostruito, il 9 aprile il management dell’ospedale ha incontrato in videoconferenza i rappresentanti di sindacati e Rsu per discutere, tra le altre cose, dell’avvio della procedura per il Fondo integrativo salariale (Fis), un ammortizzatore sociale previsto per le aziende che non possono accedere alla cassa integrazione ordinaria, per 782 impiegati amministrativi. Il motivo: la riduzione del 41% dell’attività ambulatoriale e dei ricoveri ordinari, con uno scenario ipotizzato come peggiore rispetto al 2012, quando il centro clinico rischiò il crac. In prima battuta, i delegati hanno chiesto il ritiro della procedura (che l’azienda può far partire anche senza accordo), e al “no“ della controparte hanno messo tre paletti: l’integrazione salariale da parte dell’azienda della differenza tra l’assegno Fis e la retribuzione reale, la riduzione della percentuale di Fis dal 60 al 40% (sotto il 50% si maturano ferie, tredicesima, tfr e salario accessorio) e l’anticipo dell’assegno da parte del San Raffaele, per evitare di attendere i tempi dell’Inps. Le ultime due istanze sono state accolte.

Il giorno dopo, venerdì 10, la dirigenza ha comunicato in apertura di incontro la decisione della proprietà di erogare i bonus per infermieri e Oss dei reparti Covid-19. A quel punto, i delegati – pur concordando sul fatto che i lavoratori impegnati nella lotta al coronavirus (compresi quelli dei servizi diagnostici e dei laboratori) hanno diritto a un riconoscimento economico – hanno chiesto di nuovo il ritiro del Fis, sostenendo che l’erogazione extra rendesse non più credibili le affermazioni sulle paventate "difficoltà economiche". La riunione si è chiusa con un nulla di fatto. Quindi, premi confermati e Fis applicato al 40% per due giorni a settimana e per due mesi (come previsto dal decreto "Cura Italia"), con posticipo della procedura al 20 aprile 2020. "Siamo convinti che occorre evitare la guerra tra poveri – la presa di posizione del Sgb –. L’amministrazione ha voluto spaccare il comparto con un’elargizione per categorie".




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