loading...

CONDIVIDETE , grazie

Share
Visualizzazione post con etichetta povertà. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta povertà. Mostra tutti i post

domenica 25 marzo 2018

Cgia: in ITALIA 18mln a rischio povertà


Fisco, Cgia:  in 18mln a rischio povertà
Con tasse record in Ue e con una spesa sociale tra le più basse d'Europa, in Italia il rischio povertà o di esclusione sociale ha raggiunto 18 milioni di persone. Lo afferma la Cgia che aggiunge: "In questi ultimi anni di crisi alla gran parte dei Paesi mediterranei sono state imposte una serie di misure economiche di austerità e di rigore volte a mettere in sicurezza i conti pubblici".

"In via generale - prosegue in una nota la Cgia - questa operazione è stata perseguita attraverso "uno smisurato aumento delle tasse, un forte calo degli investimenti pubblici e un corrispondente taglio del welfare state", sottolinea la Cgia. In Italia la pressione tributaria (peso solo di imposte, tasse e tributi sul Pil) è al 29,6% (2016). In Ue nessun altro Paese ha avuto una quota così alta. La Francia, ad esempio, ha un carico del 29,1%, l'Austria del 27,4%, il Regno Unito del 27,2% i Paesi Bassi del 23,6%, la Germania del 23,4% e la Spagna del 22,1%.


SALVINI E DI MAIO RIUSCIRANNO A RISOLVERE
IL PROBLEMA ???

.

 ISCRIVETEVI AL GRUPPO 
Disoccupati che si prefigge di portare avanti le istanze dei senza Lavoro IN RETE.
Sarebbe importante Costituire Finalmente un MOVIMENTO NAZIONALE
per Richiedere il Reddito di Esistenza a favore di tutti i Cittadini Italiani. 

venerdì 15 luglio 2016

OCSE, INPS E ISTAT: Riforme inefficaci e povertà in aumento



La produttività è piatta da 15 anni, i salari sono praticamente fermi, l’ineguaglianza dei redditi è in aumento e come tasso di occupazione siamo al terzo valore più basso tra i paesi sviluppati, dopo Grecia e Turchia. Inoltre, in Italia più di un giovane su quattro non lavora, né studia, né segue corsi di formazione, una categoria di disoccupati con scarsissime prospettive di lavoro, che è aumentata del 44% negli anni della crisi. Questa cruda descrizione della situazione italiana viene dall’Ocse, organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che ha presentato ieri l’analisi annuale sul mercato del lavoro.

La stagnazione salariale e la bassa produttività sono problemi che affliggono un po’ tutti i paesi sviluppati. Il fatto è che mentre alcuni stanno recuperando il terreno perso dal 2007, altri, come l’Italia, rimangono indietro. “Quasi 10 anni dopo l’inizio della crisi”, scrive l’Ocse dell’Italia, “la crescita dei salari in termini reali è debole, evidenziando il rischio di una stagnazione salariale duratura”. È la cosiddetta “trappola della bassa crescita”: i salari e l’occupazione sono bassi, le famiglie spendono meno, le imprese vendono meno e investono meno. A risentirne alla fine è anche la produttività. Perchè assumere lavoratori poco costosi e flessibili diventa spesso più conveniente che fare efficienza spendendo capitali in macchinari.

Le recenti riforme del lavoro, Jobs act in testa, non sembrano in grado di cambiare in meglio il quadro. La lieve crescita dell’occupazione è infatti legata agli incentivi degli sgravi contributivi e le nuove assunzioni a tempo indeterminato (ma interrompibili in qualunque momento, anche senza giusta causa) sono in buona parte la trasformazione di contratti a termine.

Ieri ha pubblicato il suo rapporto annuale anche l’Inps. I dati mostrano che quasi la metà dei contratti attivati con le decontribuzioni sono “stabilizzazioni di lavoratori all’interno della medesima impresa”. Inoltre, la stabilizzazione dei contratti di lavoro spesso non è accompagnata dal tempo pieno: “quattro lavoratori su 10 assunti con contratto a tempo indeterminato – segnala l’Inps – hanno impeghi part time”. Il risultato è sempre che le famiglie faticano ad arrivare a fine mese.

Che la trappola della bassa crescita sia particolarmente insidiosa in Italia e abbia costi sociali alti lo si è capito ieri anche dalle parole del presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, in un audizione al Senato, convocata in relazione al disegno di legge sul contrasto alla povertà presentato da Stefano Lepri(Pd). Alleva ha spiegato che oltre la metà delle famiglie italiane nel 2015 ha limitato le spese per il cibo e una su cinque ha provato a risparmiare anche sulle spese sanitarie. Il 63% cerca di fare economie su abbigliamento e calzature, uno dei settori di punta del made in Italy. Grandi sono le differenze tra regione e regione. La Calabria risulta essere la regione con la spesa mensile familiare più bassa, 1.729 euro, mentre Lombardia, Trentino – Alto Adige ed Emilia – Romagna sono le regioni con la spesa mensile più elevata, tutte e tre attorno ai 3mila euro.

A questa crisi finora non si è risposto in modo adeguato: “gli interventi sociali a sostegno delle Famiglie – ha spiegato Alleva – in Italia pesano per il 4,1% della spesa totale per le prestazioni sociali. Un valore tra i più bassi in Europa”. Va ricordato peraltro che l’Italia, a differenza di tutti gli altri paesi europei, eccetto la Grecia, non ha alcuna forma stabile di sostegno al reddito, il cosiddetto reddito di cittadinanza. Uno strumento che in tempi di crisi argina la caduta dei consumi.

Per gli analisti dell’ Ocse, la via d’uscita dalla trappola sono politiche strutturali, che portino a una crescita sostenibile, in grado di assicurare benefici più equamente distribuiti, incluso un più ambizioso uso delle politiche di bilancio. E anche ulteriori riforme strutturali.

Dopo anni di catechismo neoliberista, dunque, l’ufficio studi dei paesi ricchi riconosce che senza mettere in campo l’intervento pubblico, dalla stagnazione secolare non si esce.



LEGGI ANCHE , SERVE UN PARACADUTE SOCIALE


.



Se sei disoccupato o se conosci dei disoccupati contattaci. 
Ci riuniamo periodicamente in Camera del Lavoro Milano 
- Corso di Porta Vittoria 43 - Sala Fiom 2° piano. 
.

mercoledì 27 gennaio 2016

Reddito Minimo o di Cittadinanza



Contro la povertà e le diseguaglianze e per contrastare le mafie il parlamento deve approvare una legge per il Reddito Minimo o di Cittadinanza.

Dal 2008 al 2014 la crisi in Italia ed Europa secondo i dati Istat ha più che raddoppiato i numeri della povertà relativa ed assoluta. Dieci milioni di italiani e italiane vivono in condizione di povertà relativa, e sei milioni in condizione di povertà assoluta. Le diseguaglianze sono cresciute a dismisura e diventate insopportabili.
Più la povertà aumenta, più le diseguaglianze si ampliano, più le mafie si rafforzano. Per questo in Italia è necessario avere una misura come il Reddito Minimo o di Cittadinanza. Non è impossibile, non è una proposta irrealistica: è una scelta di buon senso, necessaria e giusta.

Ci sono diverse proposte di legge depositate al Senato. Chiediamo che entro 100 giorni una buona legge sul reddito di dignità arrivi in aula per essere discussa e approvata. Non è impossibile, non è una proposta irrealistica: il parlamento può  e deve prendere una decisione tanto semplice quanto storica.

Il Reddito Minimo o di Cittadinanza, è un supporto al reddito che garantisce una rete di sicurezza per chi non riesce a trovare un lavoro, per chi ha un lavoro che però non garantisce una vita dignitosa, per chi non può accedere a sistemi di sicurezza sociale adeguati.
Il Reddito Minimo o di Cittadinanza, è una misura necessaria per invertire la rotta della crisi, una risposta concreta ed efficace a povertà e mafie perché garantisce uno standard minimo di vita per coloro che non hanno adeguati strumenti di supporto economico, liberandoli da ricatti e soprusi.

È una misura prevista già da tutti i paesi europei, con l’esclusione di Italia, Grecia e Bulgaria. Il Parlamento Europeo ci chiede dal 16 ottobre 2010 di varare una legge che introduca un “reddito minimo, nella lotta contro la povertà e nella promozione di una società inclusiva”. Sono passati cinque anni e nulla è successo.

Milioni di italiani/e non possono più aspettare.



PERCHÉ SOSTENIAMO IL REDDITO MINIMO O REDDITO DI CITTADINANZA

Nelle previsioni Eurostat del 3 ottobre 2005, si indicava l’Italia come “uno dei Paesi dell’Unione Europea con il più elevato tasso di rischio di povertà. Senza interventi sociali e di sostegno al reddito il rischio di povertà e disagio sociale ed economico potrebbe avere effetti devastanti”. Dal 2008 al 2014 la crisi in Italia ed Europa, secondo i dati Istat, ha raddoppiato e quasi triplicato i numeri della povertà relativa ed assoluta. Sono infatti 10 milioni quelli in povertà relativa, il 16,6% della popolazione complessiva, ed oltre 6 milioni, il 9,9% della popolazione, in povertà assoluta. Ma oltre i dati relativi alla condizione specifica della povertà, dobbiamo comprendere nel computo finale tutte quelle fasce sociali a rischio povertà: dai working poor (oltre 3,2 milioni di lavoratori e lavoratrici) ai precari, dagli over 50 senza alcun lavoro alle donne, dai migranti ai giovani, dagli anziani a coloro che hanno difficoltà abitative il numero dei soggetti a rischio potrebbe aumentare in maniera esponenziale. In questi ultimi anni inoltre è stata erosa quella redistribuzione economica intra-familiare che per anni ha sorretto le difficoltà economiche di molti individui nel nostro paese.

I dati esposti, congiuntamente alle trasformazioni produttive avvenute con la rivoluzione informatica e la deregolamentazione del mercato del lavoro, ci dicono che vi è la più urgente necessità di avviare una stagione in grado di individuare nuovi strumenti e nuovi diritti per la protezione sociale e delle persone in difficoltà economica.

Il Reddito Minimo o di Cittadinanza, è un supporto al reddito che garantisce una rete di sicurezza per coloro che non possono lavorare o accedere ad un lavoro in grado di garantire un reddito dignitoso o non possono accedere ai sistemi di sicurezza sociale (ammortizzatori socio-economici) perché li hanno esauriti (esodati, mobilità) o non ne hanno titoloo vi accedono in misura tale da non superare la soglia di rischio di povertà. Il Reddito Minimo o di Cittadinanza, garantisce uno standard minimo di vita per gli individui e per i nuclei familiare di cui fanno parte che non hanno adeguatistrumenti di supporto economico.

Il Reddito Minimo o di Cittadinanza, è anche uno strumento fondamentale di contrasto alle mafie, in una fase di grave crisi e di aumento della povertà e delle diseguaglianze sociali, perché toglie ossigeno a chi sfrutta il bisogno di lavoro trasformandolo in ricatto economico, per alimentare circuiti criminali che approfittano della povertà o per fare dei posti di lavoro merce per il voto di scambio. E impone al contrario un diritto che rende le persone meno deboli anche di fronte a chi ne vuole sfruttare i bisogni e le fragilità.

In Europa esistono ormai da decenni strumenti di sostegno al reddito (Sozialhilfe in Austria; Revenue d’integration in Belgio; lo Starthjalp in Danimarca; l’RSA in Francia etc.) destinati alle persone e che in diverse misure intervengono a seconda delle diverse necessità dell’individuo. Sia esso un lavoratore precario o uno studente, un genitore singolo o un lavoratore autonomo, un nucleo familiare o un disoccupato di lunga durata. Il Reddito Minimo o di Cittadinanza, interviene dunque oltre quelle misure di sostegno più afferenti il mondo del lavoro (come il sussidio di disoccupazione) ed arriva anche laddove il sistema del lavoro non è in grado di garantire quelle protezioni sociali diverse ma altrettanto necessarie. Come ci dice la Risoluzione del Parlamento Europeo sul Ruolo del Reddito Minimo, nella lotta contro la povertà e nella promozione di una società inclusiva in Europa (16 ottobre 2010) questo è lo strumento che può “contribuire al miglioramento della qualità della vita e che offra a tutti la possibilità di partecipare alla vita sociale, culturale e politica come pure di vivere dignitosamente”. Il concetto di base è che il Reddito Minimo o di Cittadinanza, è “il diritto fondamentale della persona a disporre di risorse economiche e prestazioni sociali sufficienti per vivere conformemente alla dignità umana” (ottobre 2010). Infatti, in molti paesi europei, chi ha diritto ad un beneficio economico può accedere in maniera altrettanto certa a quelle “prestazioni sociali” sopra citate  (o reddito indiretto) e cioè una pluralità di benefici quali il sostegno per l’affitto, la salute, i trasporti, gli studi, la formazione etc.

Malgrado molte risoluzioni europee incoraggino gli Stati membri (dunque anche l’Italia) a definire una soglia di Reddito Minimo o di Cittadinanza, ad oggi in Italia non vi è alcuna legge che garantisca una protezione economica per coloro che vivono al di sotto della cosiddetta soglia di povertà. La necessità di definire dunque una soglia economica, un beneficio di base, è urgente e le indicazioni europee sono già un’ottima bussola tanto per determinare la soglia di accesso quanto per regolare l’erogazione del Reddito Minimo o di Cittadinanza.





loading...
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Post più popolari