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giovedì 8 marzo 2018

Storia e Origine dell’8 Marzo



Perché si celebra la festa delle donne proprio l’8 marzo? 
Scopri quali sono le origini della Giornata mondiale
 dedicata alle donne tra storia e leggenda.

Festa delle donne: perché l’8 marzo?
L’8 marzo celebreremo la Festa delle donne 2018, ovvero la Giornata mondiale dedicata alle donne. Questa ricorrenza è stata istituita dalle organizzazioni internazionali per ricordare e riconoscere le conquiste politiche, economiche e sociali del genere femminile. In occasione di questo evento, infatti, non solo vedremo fioristi e bancarelle pieni di mimose, simbolo della festa delle donne, ma potremo partecipare anche a diverse iniziative tutte incentrati sul tema “donne”: si parla dei loro diritti, della storia dei movimenti femministi e dell’evoluzione della condizione della donna nel corso del tempo.
Il percorso di emancipazione del genere femminile non è ancora finito, ed in alcuni paesi, ancora fortemente legati alle tradizioni, la disparità di genere è anche al giorno d’oggi molto marcata.

8 marzo 1908, l’incendio in fabbrica: è una storia vera?
L’origine della festa delle donne è stata per lungo tempo controversa. Tra le diverse versioni di questa storia, alcune affermano che la sua istituzione sia legata ad una violenta repressione di una protesta portata avanti da alcune operaie manifestanti a New York nel 1857,  altre invece legano l’origine della festa delle donne ad un triste episodio datato 8 marzo 1908. Secondo questa storia, proprio in questo giorno, centinaia di operaie sarebbero morte in un incendio nella fabbrica tessile ‘Cotton and Cotton’ in cui lavoravano a New York. Ad appiccare il fuoco forse fu proprio lo stesso proprietario, per porre fine allo sciopero indetto dalle donne che vi lavoravano.
Le fonti a nostra disposizione però ci raccontano una storia ben diversa sulla Festa delle donne: infatti non c’è alcuna traccia della fantomatica fabbrica che dunque non sarebbe mai esistita. Probabilmente l’incidente è stato confuso con l’incendio della fabbrica Triangle, risalente però al 1911.
Queste storie dunque sembrano più leggende che motivazioni reali del perché la festa della donna si celebra l’8 marzo; qual è allora la vera origine della Giornata mondiale delle donne?

Festa delle donne: la vera origine della Giornata internazionale della donna
La vera storia dell’origine della festa delle donne non ha nulla a che fare con un incendio in fabbrica o leggende simili. Sebbene ufficializzata dall’Organizzazione delle Nazioni Unite solo nel 1977, la Giornata mondiale delle donne si festeggiava in molti paesi già da molti anni. Il primo Stato furono gli USA con prima con la conferenza “Women’s Day” del 1909 e poi 
con una vera e propria giornata negli anni successivi.
L’origine dell’ 8 marzo è invece strettamente legata a ciò che avvenne l’8 marzo 1917 a San Pietroburgo, quando le donne della città si riversarono per le strade manifestando con forza per la fine della Prima Guerra Mondiale e furono le prime a portare alla caduta dello Zarismo.
Sempre connesso alle origini della Festa della donna è la designazione da parte delle Nazioni Unite dell 1975 come “Anno Internazionale delle Donne”, l’8 marzo del quale le organizzazioni femminili celebrarono in tutto il mondo la Giornata Internazionale della donna, con manifestazioni ed iniziative per celebrare le conquiste del genere femminile.
Inoltre, nel 1977,  l’Assemblea generale delle Nazioni Unite adottò una risoluzione tramite la quale propose a ogni paese di istituire, un giorno all’anno “Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale”: molti scelsero proprio l’8 marzo
 per celebrare la Festa della donna.


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Previsioni per il 2018






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domenica 5 marzo 2017

8 Marzo : Giornata Internazionale dell'Operaia

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LOTTO MARZO SCIOPERO GLOBALE

Donne in sciopero, dentro e fuori le mura domestiche

Sarà un gran giorno, l’8 marzo 2017. Sulla base dello slogan “Se la mia vita non vale, io sciopero” in ben 23 paesi, compreso il nostro, è indetto un “sciopero delle donne”. Uno sciopero che non è solo simbolico, ma reale. L’obiettivo è fermare tutto, bloccare il Paese.

In Italia e non solo. Di questo hanno parlato le duemila donne riunite in assemblea a Bologna, lo scorso weekend, convocate da non UnaDiMeno, il coordinamento di collettivi e organizzazioni che già il 26 novembre ha portato almeno 400.000 donne a manifestare a Roma contro la violenza maschile. Ma ci saranno ben 22 paesi in sciopero, l’8 marzo.

Tutto parte dall’Argentina, ultimi ad aderire gli Stati Uniti, sulla spinta della “Women’s March on Washington” del 26 gennaio scorso. Un appassionato confronto, a Bologna, sui temi della violenza contro le donne, si è preparato il piano-antiviolenza, e sui temi dello sciopero. Cosa vuol dire scioperare? Chi partecipa, come si indice?

E se va notato, ancora una volta, che l’informazione mainstream ha mancato un evento politico di prima grandezza – del resto anche la marcia statunitense è stata attivata dai social, non da tv e da carta stampata – sarebbe un peccato che la sottovalutazione mediatica trascinasse con sé anche una sottovalutazione politica. Cosa è questo sciopero? Come si mette in pratica?

Bisognerà ricordare che in Polonia, nel “black monday” del 3 ottobre 2016, nella loro azione contro la minaccia di una legge che vietasse del tutto l’aborto, le donne polacche dissero: se ci fermiamo noi si ferma tutto. Come è effettivamente è successo. Questo vuol dire sciopero delle donne, in un mondo in cui il lavoro si è completamente trasformato. Mettere tutti in condizione di guardare cosa è il lavoro, oggi. Chi più di una donna sa che il lavoro è precario, sfaccettato e spezzettato, e investe direttamente la vita? Chi può saperlo meglio di chi è stata obbligata da sempre al lavoro di cura, per di più gratuito?

C’erano molti uomini, perlopiù ragazzi ovviamente, all’assemblea. Alcuni provenienti dal mondo queer, perché lo sciopero è anche uno sciopero dai generi, dagli stereotipi e dai ruoli obbligati. Uno dei modi per metterlo in pratica sarà il kindergarten gestito dai compagni, un accudimento dei bambini già messo in pratica durante l’assemblea. Ma lo sciopero, è stato ripetuto in tanti interventi, è sospensione, astensione. Blocco delle attività. Di tutti i tipi.

Per esempio dall’insegnamento ma anche dal portare i bambini a scuola. Con l’attivazione di fondi di solidarietà, per permettere a tutte di scioperare. E qui sta il nodo centrale. Per astenersi dal lavoro, per chi lavora a contratto, occorre che lo sciopero sia indetto. Erano presenti molte sindacaliste, soprattutto Usb e Cobas, anche se non mancavano iscritte alle confederazioni, soprattutto Fiom.

C’è una forte pretesa di attenzione, da parte dell’assemblea, rivolta a tutte le sigle sindacali. Come è giusto, si tratta della più importante manifestazione politica sul lavoro prevista nei prossimi mesi. La scelta è stata di non mobilitarsi per una manifestazione nazionale. Si sciopererà insieme nelle città. Per bloccarle. Contro la violenza maschile, contro il neocapitalismo che di questa violenza è permeato, contro il dominio che entra nelle pieghe della vita quotidiana. In Italia contro il jobs act, contro la cancellazione dei diritti. Fondamentale è riconoscere che sono le donne a guidare la lotta per un lavoro diverso, oggi. L’esperienza diretta, nella propria vita, della violenza e dell’ingiustizia è forza viva, trascinante. Il coraggio è ascoltarla.
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La prima “Giornata della donna” fu celebrata ufficialmente negli Stati Uniti il 28 febbraio 1909, mentre in alcuni paesi europei si tenne per la prima volta il 19 marzo 1911 su indicazione di Clara Zetkin. Le manifestazioni furono interrotte dallo scoppio della Prima guerra mondiale finché l’8 marzo 1917 nella capitale russa le donne guidarono un’imponente manifestazione per chiedere la fine del conflitto. In tal modo l’8 marzo del 1917 sancì l’inizio della Rivoluzione bolscevica in Russia. Per stabilire un giorno comune a tutte le nazioni, nel 1921 la Conferenza internazionale delle donne comuniste decise che l’8 marzo si celebrasse la
 “Giornata Internazionale dell’Operaia”
Leggi Anche
Le Origini della Giornata

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